Posts Tagged ‘Alberto Damiani’

Green Campus: «Dissequestro? No, grazie»

9 agosto 2013

«Non si sanano opere realizzate in contrasto con il Piano regolatore». Parole a monito del giudice Anna Maria Oddone, riprese dalle Motivazioni con cui il Gip pavese ha negato il dissequestro della lottizzazione abusiva di Green Campus. Secondo Oddone (e come noi sosteniamo da tempo) la convenzione-sanatoria tra il Comune di Pavia e lottizzatori – a firma degli indagati Francesco Grecchi e Alberto Damiani – è stata sottoscritta «dopo l’avvio di lavori che configurano una lottizzazione abusiva».
«Pare che la pubblica amministrazione – scrive Oddone – abbia sottoscritto un atto» che sembra anticipare «un mutamento di destinazione dell’area». Ma, soprattutto – aggiunge il giudice – il Comune, con la convenzione, avrebbe di fatto approvato «l’impiego residenziale dell’area che il costruttore ha mostrato di perseguire sin dall’inizio». Lo leggiamo nell’articolo di Maria Fiore sulla “Provincia Pavese” di stamane, venerdì 9 agosto 2013; così come noi avevamo scritto più volte, la più recente circa un mese fa. (G.G.)

Paranoici su Marte

29 luglio 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Un altro documento comunale top-secret viene ora a scaldare la già rovente estate pavese. È la Relazione dello studio Greco-Muscardini sulla liceità dell’operazione Campus Aquae, il Centro sportivo polivalente inaugurato nel 2010 su terreni dell’Università al Cravino contigui alla lottizzazione abusiva di Green Campus: uno strano project financing a trentennale gestione di Unisport – società costituita ad hoc nel novembre 2005 da Vittorio Pacchiarotti (imprenditore di Belgioioso condannato nel 1993 a 1 anno e 3 mesi per corruzione e finanziamento illecito dei partiti) con atto del notaio Antonio Trotta (ora indagato per i rogiti di Green Campus) – sopra un’area che il Prg indica a “Servizi per l’Università”. Strano poiché il costruttore si è avvalso di un finanziamento universitario di 4.660.000 euro, fondi statali, in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro): un ammontare di 14.560.000 euro, per un’opera dal costo preventivato di 15.865.811 euro; è quasi l’intero importo: l’autorizzazione comunale al Centro benessere – del 15 febbraio 2011 – reca la firma del più che indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro.
A quanto risulta, la missiva “secretata” degli avvocati Greco e Muscardini è tra i documenti che giorni fa la Polizia giudiziaria ha inoltrato alla Procura.
La trasparenza non pare albergare tra le virtù di Alessandro Cattaneo: occultata e infine resa pubblica a furor di popolo  la “nota” su Green Campus del prof. Aldo Travi al sindaco, a lungo nascosta agli stessi assessori. E si capisce: il 21 gennaio 2013 l’illustre docente precisava che quelle costruzioni erano condominii e non residenze universitarie (un illecito che non ammette sanatoria). Che le residenze universitarie possibili nelle zone “F” (come appunto quell’area al Cravino) non prevedono semplici insediamenti residenziali per studenti, ma devono assolvere funzioni e servizi «d’interesse generale, e cioè con precise finalità pubbliche». Che il permesso a costruire a firma del dirigente all’Urbanistica Angelo Moro non era conforme al Prg.
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Ponte della Becca. Bando alle ciance

22 luglio 2013

di Giovanni Giovannetti

La Provincia di Pavia ha finalmente disposto la gara per la messa in sicurezza del malandato ponte della Becca, al cui capezzale fino a ieri ha vegliato in solitudine l’ing. Gian Michele Calvi, già autore della “perizia giustificativa” nonché della direzione lavori di «somma urgenza» (eppure durati tre anni) e perciò assegnati in via diretta, senza bando di gara: lavori costati complessivamente più di 8 milioni di euro, che non hanno risolto il problema. Ora di euro se ne dovranno spendere altri 2 milioni e 500 mila: in totale fanno 11, 22 miliardi delle vecchie lire!
Nel suo articolo sulla “Provincia Pavese”, domenica 21 luglio Maria Fiore scrive che le opere «sono state eseguite in parte dalla ditta Icop e in parte dalla ditta Damiani di Villanterio». I Damiani – costruttori di Green Campus – ormai li conosciamo, poiché stanno sempre più spopolando su questo blog. Icop e Damiani li ricordiamo al seguito di Gian Michele Calvi nella “benemerita” opera di edificazione delle 19 New town di L’Aquila dopo il terremoto del 2009.
Nell’articolo tuttavia non si cita Alga spa di Milano – ma con stabilimento a Montebello della Battaglia, in provincia di Pavia – altrettanto “benemerita”, e forse per questo motivo incaricata della «fornitura di quattro appoggi» (a dirla tutta, non viene citato nemmeno il Calvi: un’ingiustizia…). È la stessa ditta ora indagata a L’Aquila insieme al Calvi per gli isolatori fuori norma (frode in pubbliche forniture, costate 7.124.752 euro), e molti dovranno essere sostituiti. Nel corso di alcuni test effettuati presso il laboratorio Srmd di San Diego (California) uno dei quattro isolatori Alga sotto esame si era «macroscopicamente» rotto e un altro aveva manifestato «in modo drammaticamente evidente il fenomeno dello stick slip» ovvero un saltellamento; fenomeno – lamentano i periti – «potenzialmente distruttivo che può essere presente anche nel moto reale di origine sismica».
Nel pavese Bando provinciale di gara, in “Premessa” si rileva urgente «la sostituzione degli apparecchi d’appoggio inadeguati»: sono forse i «quattro appoggi» made in Alga? Stessa “faccia” stessa “razza”? Non si capisce, e umilmente chiediamo lumi.

[per approfondimenti » Cemento, aquile e avvoltoi]

Nuovamente minacciano

21 luglio 2013

Azione popolare nel procedimento penale di Green Campus
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Green Campus srl ha diffuso un comunicato, grondante minacce nei confronti «di istituzioni e persone che hanno agito e stanno agendo a suo danno», questo:

«Nei prossimi giorni gli avvocati di Green Campus presenteranno alla Procura della Repubblica la richiesta di dissequestro degli immobili. Tale richiesta è motivata da un dato inconfutabile: la stipula della convenzione con il Comune garantisce fuori da ogni dubbio la destinazione degli immobili all’uso degli studenti: ben 4 ordinanze del Tribunale del Riesame si sono pronunciate in questo senso. In termini molto semplici, la convenzione vanifica ogni possibile pericolo di destinazioni improprie degli immobili e fa venir meno il presupposto essenziale per il sequestro. Se questo fosse ancora mantenuto sarebbe illegittimo. Dal Comune si è diffusa un’indicazione di volontà di sospendere la convenzione. Ciò sarebbe semplicemente sconcertante e gravido di conseguenze perché l’ente pubblico non può svincolarsi arbitrariamente da un contratto stipulato a seguito di precise delibere e con atti notarili debitamente sottoscritti, e non può svincolarsi innanzitutto perché la convenzione è atto che rafforza la situazione nella sua legittimità. Non si comprende davvero a quali logiche e improprie preoccupazioni il Comune obbedisca. Il Comune non è sciolto dalle leggi: ieri, se ha emesso un permesso di costruire ora inopinatamente contestato come illegittimo a favore di un soggetto diverso da Green Campus; né oggi, cercando di mettersi dalla parte del “forte” e subendone tutte le pressioni, con aggravamento delle sue responsabilità, a cui non potrà non essere chiamato a rispondere in ogni sede e ogni veste istituzionale e personale. In questa vicenda, alimentata dai peggiori mestatori della speculazione in danno anzitutto della popolazione studentesca, Green Campus è la vera vittima: confida fondatamente che la Magistratura lo riconosca. Green Campus si riserva ogni azione legale a propria tutela nei confronti di istituzioni e persone che hanno agito e stanno agendo a suo danno».

Brandendo la Convenzione con il Comune (sottoscritta da due tra gli indagati, è inapplicabile poiché non può bonificare l’avvenuta trasformazione da residenze universitarie a civili), non paghi nuovamente minacciano, col rischio di veder incorrere la pubblica amministrazione in altri errori.
In risposta, noi cittadini elettori interverremo nel procedimento penale in sostituzione del Comune inerte, un’“azione popolare” volta a tutelare gli interessi della collettività.
Del resto, la “minaccia preventiva” non è nuova in questa vicenda: ricordiamo – eccome – il telegramma dell’avvocata Maria Angela Ghezzi, già consigliere comunale del Partito democratico, in nome e per conto di Green Campus: secondo lorsignori, denunciare illeciti citando atti pubblici equivarrebbe a «diffondere notizie palesemente false» nonché «inveritiere»; leggete: «A nome e per conto di Green Campus srl in relazione all’intervento intitolato “La grande truffa Green Campus al Cravino” del 27 gennaio 2012 reiterato a pagina 9 del settimanale “Il Lunedì” del 30 gennaio 2012 da lei pubblicato sul sito Direfarebaciare http:sconfinamento.wordpress.com nonché alle dichiarazioni rilasciate e trasmesse in data odierna su Telepaviaweb, rilevatone la portata gravemente diffamatoria in quanto diretti tutti a diffondere notizie palesemente false alterando volutamente il contenuto giuridico di atti amministrativi con l’effetto di creare allarme e confusione nel mercato le addebito fin da ora i danni patrimoniali e non avuti e subendi dalla mia cliente. Pertanto la diffido formalmente dal divulgare ulteriori notizie inveritiere. L’avverto che si procederà giudizialmente nei suoi confronti sia in sede penale che civile. Distinti saluti. Avv. Maria Angela Ghezzi» (30 gennaio 2012).
Una diffida gravemente minacciosa. La mattina dopo abbiamo a loro risposto: consegnando ogni documento alla Procura. Sappiamo come è andata a finire: sequestro dell’area, indagate dieci persone; e tra loro i firmatari della Convenzione: il dirigente comunale plurindagato Francesco Grecchi e il presidente del Cda di Green Campus Alberto Damiani. Come dire che se la contano e se la cantano. A rivederci in Tribunale.

[Cronistoria di tutto il business Green Campus]

Taci, l’amico ti ascolta

12 luglio 2013

Green Campus. Il sindaco nasconde documenti
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Dopo aver sottoscritto una temeraria Convenzione con la società Green Campus sulla nota lottizzazione abusiva al Cravino (l’Università aveva declinato l’invito), la Giunta Cattaneo ora secreta una parte del parere legale chiesto dal Comune all’avvocato prof. Aldo Travi. Non resta che sollecitare il sindaco a divulgarla, o la Procura pavese ad acquisirla.

Tornare da Strasburgo, dopo aver incontrato il presidente del parlamento europeo Martin Schulz, e ritrovare Pavia tale e quale: sospesa tra convergenze affaristico-criminali (mafiose e no) e un sindaco ad autonomia limitata, prigioniero di chissà quali “obblighi” assunti con si sa chi: poteri forti, comitati d’affari, grandi elettori o peggio. E tanti saluti al pubblico interesse. Le mezzebarbe non provano nemmeno a salvare le apparenze e librano il loro svettante nanismo nel ratificare una Convenzione tra Comune e Green Campus, nonostante l’accusa di lottizzazione abusiva che pende su quest’ultima. Un guanto di sfida alla Procura pavese – che nei mesi scorsi aveva posto l’area sotto sequestro – proprio ora che piazza del Tribunale dichiara concluse le indagini. Sono dieci gli avvisi di garanzia inoltrati: ai dirigenti comunali Francesco Grecchi e Angelo Moro (a riprova del coinvolgimento di Palazzo Mezzabarba), nonché a cittadini “di rispetto” quali Gian Michele Calvi e signora, il faccendiere Arturo Marazza, i fratelli costruttori Alberto e Paolo Damiani, il notaio Antonio Trotta e altri ancora.
Non paghi, questi Robin Hood all’incontrario, spendono pubblici quattrini in consulenze presso accreditati studi legali, salvo poi secretarle qualora il parere risultasse sfavorevole per amici e sponsor economici.
Ad esempio, del parere richiesto dal Comune di Pavia all’avvocato professor Aldo Travi da Busto Arsizio conosciamo la Relazione del 21 gennaio 2013, ovvero prima del sequestro dell’area; secretata invece una sua più aggiornata “nota integrativa”. Forse non per caso, chi tra gli assessori l’ha potuta leggere – l’avvocata Cristina Niutta ad esempio, lei è del mestiere – si è poi resa irreperibile al momento del voto.
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Green Campus, il notaio Trotta e il compagno Oliva

9 marzo 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Tra i nomi che più ricorrono nelle carte di Green Campus spicca quello del notaio Antonio Trotta, marito dell’ex presidente del Tribunale pavese Maria Grazia Bernini. Suo è l’atto di compravendita dei terreni, il 30 dicembre 2009, tra Arturo Marazza (Arco srl) e Alberto Damiani (Green Campus srl), terreni venduti per l’importo assai elevato di 6.203.200 euro (solo 13 mesi prima Arco li aveva rilevati per “soli” 1.813.000 euro; una plusvalenza di oltre 4 milioni di euro).
Suo è soprattutto il parere «in ordine ai vincoli» quinquennali del Piano regolatore generale su quell’area (16 febbraio 2012): qui l’illustre notaio «afferma» che «l’unico vincolo esistente sugli immobili realizzandi» è quello «di destinazione derivante dal citato atto d’obbligo».
E che dice l’Atto dobbligo? Leggiamo che Green Campus srl «si impegna a mantenere la destinazione d’uso delle unità abitative a residenza universitaria, e pertanto ad affittare» leggiamo affittare «le unità immobiliari unicamente» a studenti, professori, visitatori e dipendenti dell’Università e dello Iuss.
Eppure «secondo tale atto – così lo “legge” il Trotta – gli immobili sono liberamente vendibili a terzi, che possono essere privati, associazioni enti privati/pubblici, società». E decreta: «Sul punto non vi è alcun dubbio».
Qualche dubbio lo ha manifestato la locale Procura il 5 marzo, ponendo l’area sotto sequestro preventivo: un atto «finalizzato alla confisca che non ha precedenti nella storia giudiziaria di Pavia», ha affermato il procuratore capo Gustavo Cioppa nel notificare gli avvisi di garanzia, fra gli altri, a Marazza e Damiani, i “clienti” del notaio.

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La Procura ha sequestrato Green Campus

6 marzo 2013

Dopo la confisca, le si destinino a case popolari
da Pavia, Giovanni Giovannetti

«Un sequestro preventivo finalizzato alla confisca che non ha precedenti nella storia giudiziaria di Pavia». Il procuratore capo Gustavo Cioppa così commenta i sigilli posti alle 5 palazzine Green Campus al Cravino. Criminalità urbanistica, la vera metastasi cittadina (altro che ‘Ndrangheta!).
Lo avevamo denunciato da questo blog, dalle pagine del settimanale “Il Lunedì” e poi in Procura: come per Punta Est, anche al Cravino lorsignori hanno posto in vendita sul libero mercato appartamenti destinati in affitto a studenti, professori, dipendenti dell’Università. Nessuna convenzione con l’Ateneo, obbligatoria poiché – lo ha ribadito il colonnello Sangiuliano – «andava tutelata la natura di servizio» degli edifici. Avviso di garanzia per i costruttori Alberto e Pietro Damiani, nonché per il direttore dei lavori Roberto Turino, per il progettista Gian Michele Calvi e per Arturo Marazza, titolare della Arco Srl
insieme alla signora Casati in Calvi, società dall’esiguo capitale sociale che, nel 2008, aveva acquistato i terreni vincolati per 1.813.000 rivendendoli 13 mesi dopo alla società Green Campus per 6.203.200; in mezzo due false certificazioni comunali e la decadenza dei vincoli ben prima della concessione edilizia il 4 novembre 2009, che ha reso abusiva la lottizzazione.
Nell’atto di compravendita col quale Green Campus srl rileva da Arco srl terreni e diritti edificatori al Cravino si legge che la società acquirente si obbliga a mantenere la destinazione d’uso di quelle unità abitative «a residenza universitaria, e pertanto ad affittare unicamente alle seguenti categorie di locatari: studenti iscritti all’Università di Pavia o allo Iuss; dipendenti o assimilati dell’Università di Pavia, dello Iuss o di enti con essi convenzionati per attività di ricerca e didattica; docenti, ricercatori, specializzandi, studiosi, studenti in visita presso l’Università di Pavia, lo Iuss o enti con essi convenzionati per attività di ricerca e didattica». E invece le hanno vendute a chiunque – anziché affittarle «unicamente a…». Da Green Campus abbiamo ricevuto numerose denunce e querele “di facciata”, tutte soccombenti. Fra l’altro, proprio dalla richiesta al Tribunale affinché disponesse la cancellazione da Direfarebaciare delle nostre inchieste  (il giudice Frangipani lo ha negato, condannando Green Campus a onorare le spese processuali) è poi emersa la ben più gravosa lottizzazione abusiva. Lo raccontiamo nel testo che segue.

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