Posts Tagged ‘Alessandro Ceni’

Il primo paesaggio si apre

25 giugno 2013

di Alessandro Ceni

Il primo paesaggio si apre
su un gloria di grazie,
e la spilla sulla bocca un’abrasione
è quella troppa terra che i pirati
commerciano con sordomute vele
entrando nei guasti di un
inverno precoce,
in una piscina di paglia cammino
cammino fino a farmi
salvare il cervello,
vorrai allora
del mio suolo fare l’occasione
e guarirmi, mentre bianco il
secondo paesaggio su un accumulo
di gioia e frigidi il sole miagola
i soliti squali da un ospedale
di sani, pare misero e preso
allevandosi a
vivere alla via così sul
dorsale del mondo sceso
a rammendare mura con chiodi
alle braccia, re
che nel terzo paesaggio correvi
correvi con in bocca il fiuto
di un cane o la sua fede
magnificata d’accessi avvenire
da una trinità di tendini
ambi e ritegni m’udiranno
arrivare, fiume
slittato nel parco per una esitazione
d’amore dalla barca che resse
impari mete di un varo verso a cui
perfino vedere
era soltanto troppo, andandosene,
la caccia attonita pallida di stormi
riprovati in un quarto di paesaggio,
mantidi ammanettate da un
rituale dell’alba, celle d’apostoli che
fuggono la mia lingua livida in un coro.

«Per andarsene da qui
lasciarsi cadere,
lasciare cadere a terra
ogni possibile liquido,
la muta, i licheni lanosi delle corna del cervo,
le squame, le penne del corvo e il suo arido volo
d’estate
sopra milioni d’insetti nell’erba delle praterie.
Per sempre non tornare
contemplare il fiume
accendere la radio
immaginare una casa
e pretenderla tua».

Alessandro Ceni
La ricostruzione della casa
Poesie scelte 1976-2006

Effigie. le Ginestre

La lettera ritornata

17 giugno 2013

di Alessandro Ceni

Convinciti ad una valle e a un bosco
per un istinto che invece di guidarti ti minacci,
come quello che non riposa mai
e guarda nel polverìo della porta smurata
sul contrafforte di rena
fiorire la polmonaria
gravitarvi una nuvola
e brattere il vento.

Il messaggio conteneva il modo
per dire la rondine, l’esperide
la mano che lascia la stretta di mano
e l’erba che si rialza nelle impronte,
lo sbandare della pineta
sul rettilineo dei palazzi in attesa
lungo la spiaggia di finissime ossa
e il mortaio calcinante delle colline.

«Per andarsene da qui
lasciarsi cadere,
lasciare cadere a terra
ogni possibile liquido,
la muta, i licheni lanosi delle corna del cervo,
le squame, le penne del corvo e il suo arido volo
d’estate
sopra milioni d’insetti nell’erba delle praterie.
Per sempre non tornare
contemplare il fiume
accendere la radio
immaginare una casa
e pretenderla tua».

Alessandro Ceni
La ricostruzione della casa
Poesie scelte 1976-2006

Effigie. le Ginestre