Posts Tagged ‘Campus Aquae’

Bene, bravi, bis-cheri

13 novembre 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

La Relazione “riservata” dell’ufficio legale dell’Università di Pavia al Cda dello stesso Ateneo (“Sulle strutture polifunzionali del Polo Cravino denominate Campus Aquae”). Il costruttore Pacchiarotti – lui che ora minaccia di chiudere la mensa al Cravino e licenziare i lavoratori – su Campus Aquae ha fatto causa all’Università e non pare in grado di esibire garanzie a chi l’ha finanziato: a Università, banche e Regione Lombardia. E l’Università che fa? Si propone di offrirne in vece sua, ipotecarie e fidejussorie.

Su questo blog e alle pp. 134-35 del libro Comprati e venduti si è già scritto dello strano Project Financing a trentennale gestione di Unisport di Vittorio Pacchiarotti, sopra un’area che il Prg indica a “Servizi per l’Università”. Strano poiché il costruttore si è avvalso di un finanziamento di 4.660.000 euro, fondi pubblici, in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro): un ammontare di 14.560.000 euro, per un’opera dal costo preventivato di 15.865.811 euro; è quasi l’intero importo.
Abbiamo poi scritto che il pregiudicato imprenditore belgioiosino aveva ottenuto dall’Università pavese l’ipoteca su terreni e strutture di Campus Aquae in favore delle banche finanziatrici di Unisport – Mediocredito italiano (per 26.250.000 euro) e Banca popolare di Sondrio (per 14.000.000 euro) – assumendosi così un inedito rischio d’impresa (ma non era un Project Financing?) girando altresì alle stesse banche la cifra annuale indicizzata di 330.000 – riconosciuta per trent’anni dall’Università al Pacchiarotti – a sommarsi col finanziamento regionale di 4.000.000 di euro e a 660.000 euro suoi propri dell’Università (ma un Project Financing non implica forse ogni costo a carico dell’impresa che costruisce in Concessione?) (more…)

Consigli al Consiglio

25 settembre 2013

L’Università, Pacchiarotti e il falso Project Financing
da Pavia, Giovanni Giovannetti

In Università mercoledì 25 settembre è stato giorno di Consiglio d’amministrazione. Oltre al parere favorevole sul rimborso delle spese ai candidati che hanno svolto il test per l’ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie, il Cda ha toccato l’argomento Campus Aquae, dando «mandato all’amministrazione dell’Ateneo di predisporre una comunicazione in risposta ai chiarimenti chiesti dal SUAP del Comune di Pavia», ovvero la vecchia storia nota ai più sui frequentatori – studenti e no – del Campus polisportivo. Tutto qui.
Peccato poiché, ad esempio, avrebbe potuto essere l’occasione buona per mettere i piedi nel piatto di quella triste storia della nuova garanzia ipotecaria di secondo grado che il concessionario Unisport, società di Vittorio Pacchiarotti, ora pretende dall’Ateneo, dopo che – non più di quattro anni orsono – il pregiudicato imprenditore belgioiosino (già ospite nel 1993 delle patrie galere per corruzione e finanziamento illecito dei partiti) aveva ottenuto dall’Università pavese l’ipoteca su terreni e strutture di Campus Aquae in favore delle banche finanziatrici di Unisport – Mediocredito italiano (per 26.250.000 euro) e Banca popolare di Sondrio (per 14.000.000 euro) – assumendosi così un inedito rischio d’impresa (ma non era un Project Financing?) girando altresì alle stesse banche la cifra annuale indicizzata di 330.000 – riconosciuta per trent’anni dall’Università al Pacchiarotti  – a sommarsi col finanziamento regionale di 4.000.000 di euro e a 660.000 euro suoi propri dell’Università (ma un Project Financing non implica forse ogni costo a carico dell’impresa che costruisce in concessione?) Insomma, a Campus Aquae l'”imprenditore” non ha usato soldi suoi ma delle banche, un debito garantito dall’Università e non da lui: bel “rischio d’impresa” (non sia mai, ma se il Pacchiarotti un giorno dovesse avere problemi chi paga? Pacchioni?)
Peccato poiché, sempre ad esempio, avrebbero potuto confrontarsi sulle otto aule – destinate a Scienze motorie e Farmacia – riscattate al Pacchiarotti nel 2007 in permuta con due appartamenti, di proprietà dell’Ateneo, per un valore stimabile in 1.136.000 euro, in aggiunta a 600.000 in denaro contante.
O ancora della pretesa di Unisport di una integrazione  per euro 1.000.000 e passa a fronte dell’Iva dovuta – e non versata – all’erario dal Pacchiarotti sui 4 milioni e fischia in conto capitale e sul pattuito annuale di 330.000 euro. Il contenzioso con l’Agenzia delle entrate lui, il pregiudicato, ha voluto dirimerlo proponendo causa all’Università, anche se spese e oneri fiscali sono a totale carico del concessionario, ovvero lo stesso Pacchiarotti, e i contributi già comprensivi d’Iva.
Per tacere il resto. Avrebbero dunque potuto parlare di cose serie e non l’hanno fatto, preferendo spendere tempo intorno a una lettera sui «chiarimenti richiesti» dal comunale Sportello unico per le attività produttive. Peccato…

Pacchiarotti dà i numeri

18 settembre 2013

Vittorio Pacchiarotti non smette di stupirci. Se il verbo lavorare lui lo declina in contratti a chiamata e stipendi mancati, le cose non migliorano quando l’imprenditore prova a dare i numeri. Nel rendicontare i frequentatori della piscina di Campus Aquae, ai giornalisti ha consegnato una media giornaliera di 220 studenti universitari su un totale 400 presenze (il 55 per cento); a Comune e Università invece indica “solo” 150 studenti, come si legge nella tabella qui pubblicata, del febbraio 2013, ripresa da una lettera di Unisport Spa a Comune e Università: il 19 per cento dei 780 frequentatori. (G. G.)

E io (non) pago…

15 settembre 2013

«Qui facciamo lavorare 164 persone, per la maggior parte giovani, e questa è un’opera pubblica ad utilizzo pubblico». Così parlò Vittorio Pacchiarotti, il benemerito fautore di Campus Aquae, nel corso della sua recente conferenza stampa. L’imprenditore belgioiosino sembra tuttavia mantenere un rapporto assai particolare con il significato delle parole, a partire dal verbo lavorare. A riprova, si legga questa lettera dell’amico Bernardo Caldarola. (G. G.)

Come studente lavoratore, non posso che sentir ribollire il sangue nelle vene alla lettura dell’articolo comparso su “La Provincia Pavese” dell’11 settembre 2013 riportante le dichiarazioni dell’imprenditore Pacchiarotti, patron di Campus Aquae. Oltre a dire che «qui facciamo lavorare 164 persone, per la maggior parte giovani», forse dovrebbe anche accennare a come quei giovani vengono trattati e di quanto i loro diritti vengano elusi. Dopo aver ricevuto la visita dell’ispettore del lavoro nel mese di dicembre 2010, Pacchiarotti si è visto costretto a regolarizzare alcuni suoi lavoratori – io tra questi – “agganciati” con contratti a chiamata, pur svolgendo servizio a tempo pieno presso la struttura in strada Cascinazza. La rivalsa dello stesso si è concretizzata nel mancato pagamento degli stipendi dei due mesi successivi, mettendo in serie difficoltà dei ragazzi che a 20 anni fanno dei grossi sacrifici per poter sostenere economicamente i propri studi universitari (e qui si apre un altro capitolo, che mi riservo di approfondire in altra sede). Ho dovuto aprire un contenzioso, che grazie al supporto della Cgil si è risolto con il versamento degli stipendi mancanti a un anno dall’apertura del contenzioso stesso. Inutile aggiungere che il mese successivo all’apertura dell’ingiunzione di pagamento sono stato prontamente licenziato. Insomma, il Pacchiarotti che si erge a grande filantropo della comunità pavese risulta essere poco credibile. E l’Università ha le sue responsabilità quando sceglie i partner per le iniziative.

Bernardo Caldarola

Così parlò Pacchiarotti

11 settembre 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Forse Vittorio Paccharotti non ha conosciuto il genovese Stefano Francesca. È quel funzionario del Partito democratico che nel 2006 si era inventato il benemerito Festival dei Saperi, una “quattro giorni” di conferenze quell’anno costate oltre un milione di euro in pubblico denaro – quattro volte più del necessario – in buona parte andati ad onorare i privatissimi sospesi della più che onerosa campagna elettorale del sindaco Piera Capitelli (tipografia Nuova Ata di Genova… Digis di Campochiaro… ecc. ecc. ecc.)
All’epoca il Francesca si era inventato anche altro: ad esempio, la bufala delle 250.000 presenze alla prima edizione del Festival (come riferimento, il pluricelebrato Festivaletteratura di Mantova famoso in tutto il mondo, ne contava circa sessantamila): un dato reso bulimico annettendo chi aveva sbevazzato alla “notte bianca” o era accorso in riva al Ticino per i tradizionali fuochi d’artificio. Fra l’altro, erano forse le stesse persone; e questo semmai ricorda la storia di Fanfani in visita alle fattorie-modello della Maremma: tra una fattoria e l’altra, l’auto dell’esponente democristiano era implacabilmente sorpassata da camion stracolmi di bovini… (e mio nonno la raccontava in altro modo, con Mussolini – e non Fanfani – a riflettere sulla ripetuta evidenza di quel toro dal corno mozzo).
Tornato a Genova, nel maggio 2008 Francesca troverà melanconica dimora nel carcere di Marassi, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta (verrà infine condannato in primo grado a un anno e mezzo di reclusione per corruzione).
No, Pacchiarotti non è Francesca anche se, come lui, è stato per qualche tempo gradito ospite delle patrie galere (arresto, patteggiamento e condanna nel 1993: un anno e tre mesi per corruzione e finanziamento illecito dei partiti).
No, non è Francesca, ma le simmetrie non si fermano alle manette: come il trapanante genovese, Pacchiarotti prova a menare il can per l’aia, dando i numeri o giocando con le parole. (more…)

Circo Mezzabarba

6 agosto 2013

Campus Aquae. L’informativa negata e i segreti di Pulcinella
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Continuano pavidamente a giocare a nascondino. Con questa lettera di Ivana Dello Iacono, il Comune di Pavia il 2 agosto scorso ha indebitamente negato ad alcuni consiglieri comunali il parere legale dello Studio Greco-Muscardini su due discussi permessi comunali a costruire rilasciati per Campus Aquae al Cravino.
Il Centro sportivo polivalente per studenti (inaugurato nel 2010 su terreni di proprietà dell’Ateneo e contigui alla lottizzazione abusiva di Green Campus) in realtà di studenti ne ha visti pochini, poiché l’83 per cento dei frequentatori non figura iscritto all’Università: uno strano project financing a trentennale gestione di Unisport – società costituita dall’imprenditore Vittorio Pacchiarotti presso il notaio Trotta il 6 dicembre 2005, solo due settimane prima dell’assegnazione – sopra terreni che il Piano regolatore generale tuttora vigente riserva alle attività universitarie. Strano poiché il costruttore si è avvalso di un finanziamento universitario di 4.660.000 euro, fondi statali, in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro): un ammontare di 14.560.000 euro, per un’opera dal costo netto preventivato di 15.865.811 euro; è quasi l’intero importo. Ancora più perplessità solleva l’esclusivo Centro benessere “universitario” gestito da Vitruviospa srl (sempre di Pacchiarotti), spacciato quale struttura fondamentale per le attività didattiche e di ricerca: l’autorizzazione comunale – del 15 febbraio 2011 – reca la firma del più che indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro.
La replica comunale ai consiglieri: «Si esprime il diniego per le seguenti motivazioni e considerazioni: il parere legale in questione è stato richiesto al professionista esterno al fine di acquisire ogni ulteriore elemento tecnico-giuridico, in aggiunta a quelli già in possesso degli uffici nell’esercizio della propria attività istruttoria, utili per tutelare gli interessi dell’Ente nell’ambito di una fattispecie caratterizzata da notevole complessità sia in fatto che in diritto, tenuto conto anche dei diversi soggetti coinvolti, della natura particolare dell’intervento (project financing) e soprattutto della concreta esposizione ad eventuali contenziosi correlati all’attività di controllo e o vigilanza avviata dall’Ente. Tale consulenza legale resta, pertanto, caratterizzata dalla riservatezza che mira a tutelare non solo l’opera intellettuale del legale ma anche la stessa posizione dell’amministrazione la quale, esercitando il proprio diritto di difesa, protetto costituzionalmente, deve pur fruire di una tutela non inferiore a quella di qualsiasi altro soggetto dell’ordinamento».
«Notevole complessità sia in fatto che in diritto»? (balle)
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Paranoici su Marte

29 luglio 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Un altro documento comunale top-secret viene ora a scaldare la già rovente estate pavese. È la Relazione dello studio Greco-Muscardini sulla liceità dell’operazione Campus Aquae, il Centro sportivo polivalente inaugurato nel 2010 su terreni dell’Università al Cravino contigui alla lottizzazione abusiva di Green Campus: uno strano project financing a trentennale gestione di Unisport – società costituita ad hoc nel novembre 2005 da Vittorio Pacchiarotti (imprenditore di Belgioioso condannato nel 1993 a 1 anno e 3 mesi per corruzione e finanziamento illecito dei partiti) con atto del notaio Antonio Trotta (ora indagato per i rogiti di Green Campus) – sopra un’area che il Prg indica a “Servizi per l’Università”. Strano poiché il costruttore si è avvalso di un finanziamento universitario di 4.660.000 euro, fondi statali, in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro): un ammontare di 14.560.000 euro, per un’opera dal costo preventivato di 15.865.811 euro; è quasi l’intero importo: l’autorizzazione comunale al Centro benessere – del 15 febbraio 2011 – reca la firma del più che indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro.
A quanto risulta, la missiva “secretata” degli avvocati Greco e Muscardini è tra i documenti che giorni fa la Polizia giudiziaria ha inoltrato alla Procura.
La trasparenza non pare albergare tra le virtù di Alessandro Cattaneo: occultata e infine resa pubblica a furor di popolo  la “nota” su Green Campus del prof. Aldo Travi al sindaco, a lungo nascosta agli stessi assessori. E si capisce: il 21 gennaio 2013 l’illustre docente precisava che quelle costruzioni erano condominii e non residenze universitarie (un illecito che non ammette sanatoria). Che le residenze universitarie possibili nelle zone “F” (come appunto quell’area al Cravino) non prevedono semplici insediamenti residenziali per studenti, ma devono assolvere funzioni e servizi «d’interesse generale, e cioè con precise finalità pubbliche». Che il permesso a costruire a firma del dirigente all’Urbanistica Angelo Moro non era conforme al Prg.
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Campus Aquae, «una vicenda all’italiana»

23 luglio 2013

da Pavia, Walter Veltri*

L’elezione a nuovo Rettore dell’Ateneo pavese del prof. Fabio Rugge si spera possa favorire una radicale inversione di tendenza rispetto al recente passato. È importante che si instauri un dialogo – fino ad oggi assente – tra questa importante istituzione e la città, e soprattutto che le future iniziative universitarie siano improntate alla massima trasparenza. È altrettanto urgente che il Rettore faccia chiarezza su alcune opere del passato, dalle molte opacità: ad esempio, Campus Aquae al Cravino, che qui raccontiamo.
Nell’aggiornare il programma triennale delle opere pubbliche, il 28 aprile 2004 l’Università di Pavia aveva pianificato l’edificazione di un centro sportivo polivalente: piscina scoperta e coperta, benessere e fitness, bar, ristorante e negozi, mensa, cucina, residenze per una spesa complessiva di 20.660.000 euro. (dall’Università viene tuttavia indicata la cifra di 18.500.000 – importo netto 15.865.811 euro, più Iva. Quale è stato il costo effettivo?)
Il 28 luglio 2005 la “Gazzetta Ufficiale” ha pubblicato l’avviso di licitazione privata per individuare la ditta a cui affidare i lavori. Alla scadenza del 25 ottobre 2005 nessuna impresa aveva inoltrato offerte.
Lo stesso giorno, il verbale della gara andata deserta veniva inviato al direttore del S.I.I.T. (Servizi integrati infrastrutture e trasporti – Lombardia e Liguria – settore infrastrutture, ovvero l’organo decentrato del ministero delle Infrastrutture e Trasporti) in quanto stazione appaltante, per i successivi adempimenti di competenza. Il 20 dicembre 2005 la predetta progettazione, esecuzione e gestione dei lavori se l’aggiudicava l’impresa Pacchiarotti spa di Belgioioso per, si diceva, 15.865.811 di euro, Iva esclusa.
L’11 novembre – solo un mese prima – presso il notaio Trotta la ditta aggiudicataria aveva costituito Unisport, società con un capitale sociale di 300.000 euro, identico – guarda la coincidenza – a quello previsto nel bando di gara. Di fronte a una tale rapida successione degli avvenimenti si rimane sbigottiti dall’efficienza della Pubblica Amministrazione.
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La bufala di Campus Aquae

20 luglio 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Qui di fianco riprendiamo due “promo” di Campus Aquae al Cravino, centro polivalente sorto su terreni dell’Università contigui alla lottizzazione abusiva di Green Campus: ma dove sta scritto che è riservato a studenti? Che palestre, piscine, ristorante e l’esclusivo centro benessere “universitario” (massaggi decontrattivanti… drenanti… connettivali… ayurvedici…) sono in realtà strutture, ehm, fondamentali per le “attività didattiche e di ricerca”? Non lo leggiamo; e infatti il costoso centro ricreativo è frequentato all’83 per cento da persone che formalmente non ne avrebbero titolo.
Campus Aquae è un project financing a trentennale gestione di Unisport – società costituita ad hoc da Vittorio Pacchiarotti di Belgioioso nel novembre 2005 presso il notaio Trotta – sopra un’area (come la limitrofa Green Campus) che il Prg indica a “Servizi per l’Università U1” (l’autorizzazione comunale al Centro benessere – del 15 febbraio 2011 e gestito da Vitruviospa srl, sempre di Pacchiarotti – reca la firma del più che indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro). Project financing strano, poiché l’imprenditore belgioiosino si avvale di un finanziamento di 4.660.000 euro elargiti dall’Università, fondi statali in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro) per un’opera dal costo preventivato di 15.865.811 euro. E l’Università? Nulla da obiettare?
Pacchiarotti è quell’imprenditore condannato nel 1993 a 1 anno e 3 mesi per corruzione e finanziamento illecito dei partiti, per un giro di bustarelle volto a favorire l’edificazione di un parcheggio lungo il Ticino. Nel 2008 il Comune di Pavia (amministrazione Capitelli; Ettore Filippi vicesindaco e assessore dal Bilancio) gli ha elargito in dono oltre 700.000 euro quale compenso o compensazione (a rendere?) per la mancata costruzione di una piscina in via Acerbi. Secondo persone del mestiere, conti alla mano, sarebbe stato l’imprenditore a dover rifondere il Comune. E l’onere venne anche spacciato quale compromesso a tutto vantaggio della collettività, già che Pacchiarotti avrebbe minacciato una rivalsa legale per 1.500.000 euro. Un ex consigliere comunale riferisce poi questa affermazione dell’imprenditore, in dialetto pavese: «Mì sò gnént, l’ha faj tütt al Filippi» (Non so niente, ha fatto tutto Filippi, Ettore Filippi).
Sia Pacchiarotti che Dario Maestri (il costruttore di Punta Est) figurano tra i graditi sponsor del periodico pavese “Il Mondo del lunedì” (ora “Il Mondo di Pavia” online), testata vicina a Rinnovare Pavia, la lista civica della famiglia Filippi di cui ricordiamo l’onerosa campagna elettorale alle Comunali 2009. Così come è ormai storia (giudiziaria) la vicenda di quel candidato chiesto da Filippi al capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri, avvocato tributarista reduce da 9 anni di carcere per narcotraffico, nuovamente condannato in primo grado il 6 dicembre 2012 a 18 anni per associazione mafiosa.
Ricordiamo Filippi nel 2005 membro “a sua insaputa” del cda della fondazione di diritto sammarinese Ester Barbaglia – la maga di Craxi e Berlusconi – che fra l’altro possedeva il 21 per cento di una banca, il Credito Sammarinese, incline al riciclaggio per conto di narcotrafficanti.