Posts Tagged ‘criminalità urbanistica’

Nuovamente minacciano

21 luglio 2013

Azione popolare nel procedimento penale di Green Campus
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Green Campus srl ha diffuso un comunicato, grondante minacce nei confronti «di istituzioni e persone che hanno agito e stanno agendo a suo danno», questo:

«Nei prossimi giorni gli avvocati di Green Campus presenteranno alla Procura della Repubblica la richiesta di dissequestro degli immobili. Tale richiesta è motivata da un dato inconfutabile: la stipula della convenzione con il Comune garantisce fuori da ogni dubbio la destinazione degli immobili all’uso degli studenti: ben 4 ordinanze del Tribunale del Riesame si sono pronunciate in questo senso. In termini molto semplici, la convenzione vanifica ogni possibile pericolo di destinazioni improprie degli immobili e fa venir meno il presupposto essenziale per il sequestro. Se questo fosse ancora mantenuto sarebbe illegittimo. Dal Comune si è diffusa un’indicazione di volontà di sospendere la convenzione. Ciò sarebbe semplicemente sconcertante e gravido di conseguenze perché l’ente pubblico non può svincolarsi arbitrariamente da un contratto stipulato a seguito di precise delibere e con atti notarili debitamente sottoscritti, e non può svincolarsi innanzitutto perché la convenzione è atto che rafforza la situazione nella sua legittimità. Non si comprende davvero a quali logiche e improprie preoccupazioni il Comune obbedisca. Il Comune non è sciolto dalle leggi: ieri, se ha emesso un permesso di costruire ora inopinatamente contestato come illegittimo a favore di un soggetto diverso da Green Campus; né oggi, cercando di mettersi dalla parte del “forte” e subendone tutte le pressioni, con aggravamento delle sue responsabilità, a cui non potrà non essere chiamato a rispondere in ogni sede e ogni veste istituzionale e personale. In questa vicenda, alimentata dai peggiori mestatori della speculazione in danno anzitutto della popolazione studentesca, Green Campus è la vera vittima: confida fondatamente che la Magistratura lo riconosca. Green Campus si riserva ogni azione legale a propria tutela nei confronti di istituzioni e persone che hanno agito e stanno agendo a suo danno».

Brandendo la Convenzione con il Comune (sottoscritta da due tra gli indagati, è inapplicabile poiché non può bonificare l’avvenuta trasformazione da residenze universitarie a civili), non paghi nuovamente minacciano, col rischio di veder incorrere la pubblica amministrazione in altri errori.
In risposta, noi cittadini elettori interverremo nel procedimento penale in sostituzione del Comune inerte, un’“azione popolare” volta a tutelare gli interessi della collettività.
Del resto, la “minaccia preventiva” non è nuova in questa vicenda: ricordiamo – eccome – il telegramma dell’avvocata Maria Angela Ghezzi, già consigliere comunale del Partito democratico, in nome e per conto di Green Campus: secondo lorsignori, denunciare illeciti citando atti pubblici equivarrebbe a «diffondere notizie palesemente false» nonché «inveritiere»; leggete: «A nome e per conto di Green Campus srl in relazione all’intervento intitolato “La grande truffa Green Campus al Cravino” del 27 gennaio 2012 reiterato a pagina 9 del settimanale “Il Lunedì” del 30 gennaio 2012 da lei pubblicato sul sito Direfarebaciare http:sconfinamento.wordpress.com nonché alle dichiarazioni rilasciate e trasmesse in data odierna su Telepaviaweb, rilevatone la portata gravemente diffamatoria in quanto diretti tutti a diffondere notizie palesemente false alterando volutamente il contenuto giuridico di atti amministrativi con l’effetto di creare allarme e confusione nel mercato le addebito fin da ora i danni patrimoniali e non avuti e subendi dalla mia cliente. Pertanto la diffido formalmente dal divulgare ulteriori notizie inveritiere. L’avverto che si procederà giudizialmente nei suoi confronti sia in sede penale che civile. Distinti saluti. Avv. Maria Angela Ghezzi» (30 gennaio 2012).
Una diffida gravemente minacciosa. La mattina dopo abbiamo a loro risposto: consegnando ogni documento alla Procura. Sappiamo come è andata a finire: sequestro dell’area, indagate dieci persone; e tra loro i firmatari della Convenzione: il dirigente comunale plurindagato Francesco Grecchi e il presidente del Cda di Green Campus Alberto Damiani. Come dire che se la contano e se la cantano. A rivederci in Tribunale.

[Cronistoria di tutto il business Green Campus]

La bufala di Campus Aquae

20 luglio 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Qui di fianco riprendiamo due “promo” di Campus Aquae al Cravino, centro polivalente sorto su terreni dell’Università contigui alla lottizzazione abusiva di Green Campus: ma dove sta scritto che è riservato a studenti? Che palestre, piscine, ristorante e l’esclusivo centro benessere “universitario” (massaggi decontrattivanti… drenanti… connettivali… ayurvedici…) sono in realtà strutture, ehm, fondamentali per le “attività didattiche e di ricerca”? Non lo leggiamo; e infatti il costoso centro ricreativo è frequentato all’83 per cento da persone che formalmente non ne avrebbero titolo.
Campus Aquae è un project financing a trentennale gestione di Unisport – società costituita ad hoc da Vittorio Pacchiarotti di Belgioioso nel novembre 2005 presso il notaio Trotta – sopra un’area (come la limitrofa Green Campus) che il Prg indica a “Servizi per l’Università U1” (l’autorizzazione comunale al Centro benessere – del 15 febbraio 2011 e gestito da Vitruviospa srl, sempre di Pacchiarotti – reca la firma del più che indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro). Project financing strano, poiché l’imprenditore belgioiosino si avvale di un finanziamento di 4.660.000 euro elargiti dall’Università, fondi statali in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro) per un’opera dal costo preventivato di 15.865.811 euro. E l’Università? Nulla da obiettare?
Pacchiarotti è quell’imprenditore condannato nel 1993 a 1 anno e 3 mesi per corruzione e finanziamento illecito dei partiti, per un giro di bustarelle volto a favorire l’edificazione di un parcheggio lungo il Ticino. Nel 2008 il Comune di Pavia (amministrazione Capitelli; Ettore Filippi vicesindaco e assessore dal Bilancio) gli ha elargito in dono oltre 700.000 euro quale compenso o compensazione (a rendere?) per la mancata costruzione di una piscina in via Acerbi. Secondo persone del mestiere, conti alla mano, sarebbe stato l’imprenditore a dover rifondere il Comune. E l’onere venne anche spacciato quale compromesso a tutto vantaggio della collettività, già che Pacchiarotti avrebbe minacciato una rivalsa legale per 1.500.000 euro. Un ex consigliere comunale riferisce poi questa affermazione dell’imprenditore, in dialetto pavese: «Mì sò gnént, l’ha faj tütt al Filippi» (Non so niente, ha fatto tutto Filippi, Ettore Filippi).
Sia Pacchiarotti che Dario Maestri (il costruttore di Punta Est) figurano tra i graditi sponsor del periodico pavese “Il Mondo del lunedì” (ora “Il Mondo di Pavia” online), testata vicina a Rinnovare Pavia, la lista civica della famiglia Filippi di cui ricordiamo l’onerosa campagna elettorale alle Comunali 2009. Così come è ormai storia (giudiziaria) la vicenda di quel candidato chiesto da Filippi al capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri, avvocato tributarista reduce da 9 anni di carcere per narcotraffico, nuovamente condannato in primo grado il 6 dicembre 2012 a 18 anni per associazione mafiosa.
Ricordiamo Filippi nel 2005 membro “a sua insaputa” del cda della fondazione di diritto sammarinese Ester Barbaglia – la maga di Craxi e Berlusconi – che fra l’altro possedeva il 21 per cento di una banca, il Credito Sammarinese, incline al riciclaggio per conto di narcotrafficanti.

Desegreto

17 luglio 2013

Green Campus. La nota “segreta” di Travi al sindaco

Ecco finalmente desecretato il secondo “parere” inoltrato dall’avvocato prof. Aldo Travi al Comune di Pavia in merito alla lottizzazione abusiva Green Campus al Cravino: è una “nota riservata” al sindaco che l’Amministrazione Cattaneo ha finalmente deciso di rendere pubblica (a qualcosa siamo serviti…)
In linea con l’orientamento della Procura, Travi avverte che le costruzioni di Green Campus sono appartamenti e non residenze universitarie; che le residenze universitarie possibili nelle zone “F” (come appunto quell’area al Cravino) non prevedono semplici insediamenti residenziali per studenti, ma devono assolvere funzioni e servizi «d’interesse generale, e cioè con precise finalità pubbliche»; che il permesso a costruire a firma del plurindgato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro non è conforme al Prg.
Secondo l’illustre docente di Diritto amministrativo all’Università Cattolica di Milano, «l’individuazione della categoria dei fruitori non sembra sufficiente per realizzare “attrezzature ed impianti di interesse generale”, secondo la definizione degli interventi ammessi nella zona “F” dettata dal decreto ministeriale 2 aprile 1968».
In linea col Decreto Gelmini n. 17/2011, l’interesse generale esige invece insediamenti destinati «a un “servizio” e a tale scopo non basta individuare, con formule più o meno vincolanti, le categorie dei fruitori o degli utenti, ma è essenziale disciplinare le modalità dell’accesso al servizio o all’infrastruttura. Tali modalità dovranno comprendere, per lo meno, la definizione dei criteri per la determinazione del costo di accesso al servizio (es. importo massimo dei canoni di locazione), le verifiche in merito al corretto utilizzo degli alloggi (si pensi al rischio di iscrizioni di comodo all’Università), le garanzie di un corretto adempimento degli obblighi assunti dal privato».
Quindi, tutto il contrario di quanto si è visto a Green Campus. (more…)

I love Pv

14 luglio 2013

Nel suo imperdibile Viaggio in Pavia, cinquant’anni fa mons. Cesare Angelini osservava che «vicino a una città di traffico violento e di crescita furiosa come Milano, Pavia è ancora una nota nostalgica, l’eco di un paese tranquillo». L’illustre studioso del Manzoni muore nel 1976, ma in questo suo breve saggio trova il tempo per lamentare «periferie dove si costruisce senza misericordia», in una città dove «smisurati palazzi hanno inghiottito ogni verde, cancellato ogni orizzonte, e tolto al visitatore il modo famigliare e campagnolo di avvicinare la città».
Per l’Angelini sembra tuttavia salvarsi il centro storico: «Nel suo centro, Pavia meno facilmente lascia crescere palazzi nuovi e insolenti, anche se il fanatismo edilizio è sempre lì in agguato. […] E gli orti, ancora numerosi tra casa e casa, ci stanno bene come orti o respiri casalinghi e non come “area edificabile” […] La modernità non si addice a Pavia, e a difenderla da ogni voglia trasmodante sono proprio le cose più sue: le basiliche, il castello ducale, le torri medievali che, dandole una unità poetica, non consentono vicinanza di modernità o dismisura. E questo suo difendersi è il suo progredire» (pp. 20-21).
Chissà cosa scriverebbe oggi il nostro sacerdote-letterato, a fronte del vero e proprio assalto al bene comune condotto da amministrazioni senza scrupoli né amore per la città: gli antichi orti? Che siano permutati in aree edificabili; le basiliche e i sagrati? Ottimi per parcheggi sotterranei, così da meglio spalmare polveri sottili e altre tossine sopra i polmoni dei pavesi e sull’arenaria o il cotto dei nostri più preziosi e delicati monumenti.
A riprova, bastino le cronache sulla discussione del Pgt pavese in Consiglio comunale, declinato a vera e propria palestra di rinegoziazione del Piano – già di suo biasimabile – adottato nel dicembre scorso: forzature che disdegnano il pubblico interesse così da esporre l’Amministrazione comunale al rischio di veder impugnare lo strumento urbanistico di fronte al Tar quando non in sede penale.
Nel rammentare che le leggi dello Stato prevalgono su ogni altra norma o deliberazione a carattere locale, di seguito riprendiamo una “lettera aperta” al sindaco a firma di numerose associazioni, missiva in cui si elencano alcuni dei rischi incombenti. 
(G. G.)

Signor sindaco,
in vista della discussione delle osservazioni al Piano di Governo del Territorio e dell’approvazione del Pgt in Consiglio Comunale, è il momento di dire con chiarezza ai cittadini quali effetti le norme del Pgt avranno per la città, se il Pgt sarà approvato così com’è o anzi con ulteriori varianti peggiorative introdotte all’ultimo minuto. (more…)

Taci, l’amico ti ascolta

12 luglio 2013

Green Campus. Il sindaco nasconde documenti
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Dopo aver sottoscritto una temeraria Convenzione con la società Green Campus sulla nota lottizzazione abusiva al Cravino (l’Università aveva declinato l’invito), la Giunta Cattaneo ora secreta una parte del parere legale chiesto dal Comune all’avvocato prof. Aldo Travi. Non resta che sollecitare il sindaco a divulgarla, o la Procura pavese ad acquisirla.

Tornare da Strasburgo, dopo aver incontrato il presidente del parlamento europeo Martin Schulz, e ritrovare Pavia tale e quale: sospesa tra convergenze affaristico-criminali (mafiose e no) e un sindaco ad autonomia limitata, prigioniero di chissà quali “obblighi” assunti con si sa chi: poteri forti, comitati d’affari, grandi elettori o peggio. E tanti saluti al pubblico interesse. Le mezzebarbe non provano nemmeno a salvare le apparenze e librano il loro svettante nanismo nel ratificare una Convenzione tra Comune e Green Campus, nonostante l’accusa di lottizzazione abusiva che pende su quest’ultima. Un guanto di sfida alla Procura pavese – che nei mesi scorsi aveva posto l’area sotto sequestro – proprio ora che piazza del Tribunale dichiara concluse le indagini. Sono dieci gli avvisi di garanzia inoltrati: ai dirigenti comunali Francesco Grecchi e Angelo Moro (a riprova del coinvolgimento di Palazzo Mezzabarba), nonché a cittadini “di rispetto” quali Gian Michele Calvi e signora, il faccendiere Arturo Marazza, i fratelli costruttori Alberto e Paolo Damiani, il notaio Antonio Trotta e altri ancora.
Non paghi, questi Robin Hood all’incontrario, spendono pubblici quattrini in consulenze presso accreditati studi legali, salvo poi secretarle qualora il parere risultasse sfavorevole per amici e sponsor economici.
Ad esempio, del parere richiesto dal Comune di Pavia all’avvocato professor Aldo Travi da Busto Arsizio conosciamo la Relazione del 21 gennaio 2013, ovvero prima del sequestro dell’area; secretata invece una sua più aggiornata “nota integrativa”. Forse non per caso, chi tra gli assessori l’ha potuta leggere – l’avvocata Cristina Niutta ad esempio, lei è del mestiere – si è poi resa irreperibile al momento del voto.
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La grande truffa Green Campus a Pavia

26 Maggio 2013

Il testo integrale del decreto di sequestro preventivo

Letta la perizia di Stato, il giudice Anna Maria Oddone osserva che, a partire dal 4 dicembre 2009, a Green Campus «iniziavano i lavori per la realizzazione di 326 unità immobiliari “residenziali”, per una superficie lorda di pavimento totale di mq 15.508, attraverso la costruzione di due blocchi di edifici, uno da tre corpi di fabbrica ed uno da due corpi di fabbrica, ognuno comunicante attraverso ballatoi esterni, in forza del permesso di costruire […] nonché delle successive “Dia in variante”, presentate rispettivamente il 17 dicembre 2011 e il 10 luglio 2012, originariamente rilasciate per la realizzazione di un unico complesso immobiliare destinato a “residenze universitarie” – titoli abilitativi da ritenersi sotto molti profili illegittimi». Successivamente «i proprietari stipulavano preliminari di vendita con qualunque soggetto e senza alcuna limitazione, in violazione dello stesso atto unilaterale d’obbligo n. 4480 di rep. 1° settembre 2009, che all’art. 3 prevedeva l’impegno della proprietà a “mantenere la destinazione d’uso delle unità abitative a residenza universitaria”, come prescritto dall’art. 2 comma 10 delle Nta, sino alla durata dell’attuale vincolo di Prg, “e pertanto ad affittare le unità immobiliari unicamente alle seguenti categorie di locatari: – studenti iscritti all’Università di Pavia o allo Iuss; – dipendenti o assimilati all’Università di Pavia, dello Iuss o enti con essi convenzionati per l’attività di ricerca e didattica; – docenti, ricercatori, specializzandi, studiosi, studenti in visita presso l’Università di Pavia, lo Iuss o enti con essi convenzionati per attività di ricerca e didattica”, concludendo sino ad oggi preliminari di vendita per un totale di 147 appartamenti e 82 box, predisponendo a tal scopo atti di funzionamento per la suddivisione dell’immobile in lotti destinati ai promessi acquirenti. Opere da ritenersi realizzate in assenza di permesso a costruire. Fatto commesso a Pavia in data antecedente e prossima al 4 dicembre 2009 ed in attuale permanenza». Nel testo incontriamo due certificazioni a firma dei dirigenti comunali Praderio e Moro tali da implicare «una destinazione incompatibile con quella preminente a servizi, quale è quella destinata a residenze universitarie». Quanto ai rapporti con Comune e Università, al giudice pare «evidente che, al fine di poter edificare legittimamente sull’area in questione, era necessaria e indispensabile una convenzione tra l’Ente pubblico e la parte privata per disciplinare in concreto la “gestione del servizio”».
L’intento elusivo delle norme è fra l’altro reso evidente dalla richiesta «presentata in Comune di frazionamento degli immobili in tante particelle quante sono le unità abitative e quanti sono i posti auto coperti e i box, senza esclusione dei singoli alloggi che costituiscono parte del complesso non ancora posto in vendita»
(G. G.)

Tribunale di Pavia – Decreto di sequestro preventivo artt. 321 c.p.p., 104 disp att. c.p.p.

Il giudice per le indagini preliminari Anna Maria Oddone, letti gli atti per il procedimento nei confronti di: Arturo Marazza, Damiani Alberto, Damiani Piero, Calvi Gian Michele, Turino Roberto – indagati per i reati

A. artt. 110 c.p., 44 comma 1 lett. C, in rel. Art. 30 del D.p.r. 380/2001, perché in concorso tra loro nelle rispettive qualità: (more…)

Il gatto zoppo e la volpe rintronata

12 aprile 2013

di Giovanni Giovannetti

Le “motivazioni” della sentenza che, il 26 febbraio scorso, mi ha assolto dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa, condannando i denuncianti (l’ex dirigente all’Urbanistica Angelo Moro e il suo fiduciario Fabio Panighi) al pagamento delle spese processuali.

Negli articoli in cui accuso Angelo Moro e il suo fido scudiero Fabio Panighi d’aver indotto i consiglieri comunali pavesi a votare in favore di una lottizzazione abusiva, «sussiste verità (quantomeno putativa) e pertinenza del fatto». Come qualcuno ricorderà, i due mi avevano denunciato per diffamazione a mezzo stampa ma, recita la sentenza, «non si ravvisa alcuna violazione di diritti della personalità degli attori». Assolvendomi, il Tribunale ha condannato Moro e Panighi a «rifondere le spese processuali» liquidandole in 3.900 euro (al solito, l’avvocato Maurici sentitamente ringrazia).
Vecchia storia la lottizzazione abusiva Greenway, in peno parco della Vernavola, dai due temerariamente avallata prima in commissione Territorio, poi in Consiglio comunale (19 aprile 2010). Le delibere verranno successivamente cancellate dal Tar; sentenza definitivamente confermata il 13 novembre 2012 dal Consiglio di Stato, in cui fra l’altro viene rilevata «la contraddittorietà dell’operato della stessa Amministrazione che clamorosamente disattende le determinazioni di tutela ambientale che pure ha avuto cura di imporsi, obliando di attivare la procedura di carattere precauzionale e preventivo Vas, comunque senza valutare l’assoggettabilità o meno del piano in questione a tale verifica di compatibilità ambientale». (more…)

È nata una Stella

23 marzo 2013

Sulla lottizzazione abusiva Green Campus, finalmente registriamo la presa di posizione dell’Università. In un intervento dal quotidiano locale il rettore Angiolino Stella riferisce che quell’illecito (case vendute sul libero mercato invece che date in affitto a studenti) non avrebbe richiesto alcuna convenzione con l’Università. Non è dunque in discussione la lottizzazione abusiva (acclarata) né tanto meno la vendita indebita dei singoli appartamenti sul libero mercato immobiliare, altrettanto acclarata: il rettore Stella nega l’obbligo della convenzione, necessaria a suo dire solo «quando l’iniziativa riguardi attività produttive inserite nel Parco Tecnologico, solo allora la convenzione, oltre che con il Comune, dovrà essere perfezionata anche con l’Università o enti di ricerca pubblici».
Niente è più lontano dalla verità, come del resto rendicontano la replica dell’avvocato Franco Maurici, qui pubblicata, e una recente ordinanza del Tribunale pavese.
È pur vero che sul quotidiano locale – dal quale lo Stella ha ottenuto un giustificato risalto – nulla era apparso sulla fondamentale ordinanza del giudice Marcella Frangipani il 25 maggio 2012 (poi confermata in appello il 19 ottobre 2012), così che al rettore risulta ancora ignota: nel respingere un ricorso di Green Campus, Frangipani scrive che «l’intervento edilizio in questione ricade nella zona destinata dal Prg a servizi per l’Università (U1), tra i quali sono previste anche le residenze universitarie»; e conferma che «la natura pubblica del servizio in questione comporta l’applicazione del comma 21 dell’art. 24 delle Norme tecniche di attuazione del Prg», e così conclude: «la qualificazione delle residenze universitarie come attrezzature di interesse generale discende dal comma 24 delle medesime norme tecniche. (more…)

Pavia, criminalità urbanistica

14 marzo 2013

di Lorenzo Bagnoli, YouReporter.it

Green Campus, il notaio Trotta e il compagno Oliva

9 marzo 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Tra i nomi che più ricorrono nelle carte di Green Campus spicca quello del notaio Antonio Trotta, marito dell’ex presidente del Tribunale pavese Maria Grazia Bernini. Suo è l’atto di compravendita dei terreni, il 30 dicembre 2009, tra Arturo Marazza (Arco srl) e Alberto Damiani (Green Campus srl), terreni venduti per l’importo assai elevato di 6.203.200 euro (solo 13 mesi prima Arco li aveva rilevati per “soli” 1.813.000 euro; una plusvalenza di oltre 4 milioni di euro).
Suo è soprattutto il parere «in ordine ai vincoli» quinquennali del Piano regolatore generale su quell’area (16 febbraio 2012): qui l’illustre notaio «afferma» che «l’unico vincolo esistente sugli immobili realizzandi» è quello «di destinazione derivante dal citato atto d’obbligo».
E che dice l’Atto dobbligo? Leggiamo che Green Campus srl «si impegna a mantenere la destinazione d’uso delle unità abitative a residenza universitaria, e pertanto ad affittare» leggiamo affittare «le unità immobiliari unicamente» a studenti, professori, visitatori e dipendenti dell’Università e dello Iuss.
Eppure «secondo tale atto – così lo “legge” il Trotta – gli immobili sono liberamente vendibili a terzi, che possono essere privati, associazioni enti privati/pubblici, società». E decreta: «Sul punto non vi è alcun dubbio».
Qualche dubbio lo ha manifestato la locale Procura il 5 marzo, ponendo l’area sotto sequestro preventivo: un atto «finalizzato alla confisca che non ha precedenti nella storia giudiziaria di Pavia», ha affermato il procuratore capo Gustavo Cioppa nel notificare gli avvisi di garanzia, fra gli altri, a Marazza e Damiani, i “clienti” del notaio.

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La grande truffa Green Campus

8 marzo 2013

Due interviste a “Il Giorno” e a Radio Popolare

«Le abitazioni del campus siano date agli sfrattati» La proposta di chi sollevò il caso, Giovanni Giovannetti. Sul suo blog aveva riferito «il clamoroso illecito». E un suo locale andò a fuoco di Manuela Marziani (“Il Giorno”, 7 marzo 2013)

Di lottizzazione abusiva per Green Campus si parla da un anno. Nel marzo scorso, infatti, la società Green Campus aveva preteso la cancellazione urgente di tutti i post che Giovanni Giovannetti aveva scritto sul blog su quello che veniva definito un “clamoroso illecito”. «Il Tribunale di Pavia ha ritenuto di non dover procedere – ha spiegato Giovanni Giovannetti, giornalista ed editore al quale alla fine dell’anno scorso è stato bruciato un locale – Ma la Perizia di parte allegata alla denuncia ci ha consentito di accertare che a Green Campus è in corso una lottizzazione abusiva, reato ben più grave per il quale è prevista la confisca, a beneficio del Comune».

I tempi non saranno brevi, ma se dovessero essere confiscati, che cosa se ne potrebbe fare degli alloggi che si trovano nelle cinque palazzine?

«L’ho già proposto alcuni mesi fa e lo ribadisco: questi appartamenti (così come quelli di Punta Est) siano destinati a case popolari. Ci sono 892 famiglie in lista d’attesa, sarebbe una bella boccata d’ossigeno per le prime in graduatoria. In alternativa, potrebbero anche assolvere alla loro funzione di residenze universitarie».

Green Campus al Cravino è come Punta Est al Vallone? 


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La Procura ha sequestrato Green Campus

6 marzo 2013

Dopo la confisca, le si destinino a case popolari
da Pavia, Giovanni Giovannetti

«Un sequestro preventivo finalizzato alla confisca che non ha precedenti nella storia giudiziaria di Pavia». Il procuratore capo Gustavo Cioppa così commenta i sigilli posti alle 5 palazzine Green Campus al Cravino. Criminalità urbanistica, la vera metastasi cittadina (altro che ‘Ndrangheta!).
Lo avevamo denunciato da questo blog, dalle pagine del settimanale “Il Lunedì” e poi in Procura: come per Punta Est, anche al Cravino lorsignori hanno posto in vendita sul libero mercato appartamenti destinati in affitto a studenti, professori, dipendenti dell’Università. Nessuna convenzione con l’Ateneo, obbligatoria poiché – lo ha ribadito il colonnello Sangiuliano – «andava tutelata la natura di servizio» degli edifici. Avviso di garanzia per i costruttori Alberto e Pietro Damiani, nonché per il direttore dei lavori Roberto Turino, per il progettista Gian Michele Calvi e per Arturo Marazza, titolare della Arco Srl
insieme alla signora Casati in Calvi, società dall’esiguo capitale sociale che, nel 2008, aveva acquistato i terreni vincolati per 1.813.000 rivendendoli 13 mesi dopo alla società Green Campus per 6.203.200; in mezzo due false certificazioni comunali e la decadenza dei vincoli ben prima della concessione edilizia il 4 novembre 2009, che ha reso abusiva la lottizzazione.
Nell’atto di compravendita col quale Green Campus srl rileva da Arco srl terreni e diritti edificatori al Cravino si legge che la società acquirente si obbliga a mantenere la destinazione d’uso di quelle unità abitative «a residenza universitaria, e pertanto ad affittare unicamente alle seguenti categorie di locatari: studenti iscritti all’Università di Pavia o allo Iuss; dipendenti o assimilati dell’Università di Pavia, dello Iuss o di enti con essi convenzionati per attività di ricerca e didattica; docenti, ricercatori, specializzandi, studiosi, studenti in visita presso l’Università di Pavia, lo Iuss o enti con essi convenzionati per attività di ricerca e didattica». E invece le hanno vendute a chiunque – anziché affittarle «unicamente a…». Da Green Campus abbiamo ricevuto numerose denunce e querele “di facciata”, tutte soccombenti. Fra l’altro, proprio dalla richiesta al Tribunale affinché disponesse la cancellazione da Direfarebaciare delle nostre inchieste  (il giudice Frangipani lo ha negato, condannando Green Campus a onorare le spese processuali) è poi emersa la ben più gravosa lottizzazione abusiva. Lo raccontiamo nel testo che segue.

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«Sono Marta Maestri, figlia di Dario…»

9 febbraio 2013

La mattina di mercoledì 7 febbraio, 8 agenti della polizia municipale hanno sequestrato il pullman usato come ufficio vendite nel cantiere di Cascina Spelta, viale Lodi, là dove la Cortazza di Dario Maestri – arrestato il giorno dopo – sta costruendo residenze di lusso nell’alveo della Vernavola.
Questo il comitato di accoglienza:
Dario Maestri «Siete degli sporchi comunisti, ma vedrete come cambieranno le cose dopo le elezioni». Infine la profezia: «Finora abbiamo scherzato, ma da domani iniziamo a fare sul serio. Dovrete pagare tutto».
Proprio così: la mattina seguente l’imprenditore edile pavese si è ritrovato agli arresti domiciliari, accusato di corruzione… Interviene allora l’albanese Altin Prenga della Ct Immobiliare, l’impresa che ha in appalto i lavori:
«Permettetevi a fare queste cose in Campania o in Calabria, e poi vedete quello che vi capita».
Socio di Prenga è tale Ciro Manna, precedenti penali in Campania per contrabbando. Entrambi sono indagati dalla Procura pavese per la lottizzazione abusiva di Punta Est.
Sulle elezioni torna anche Marta Maestri, figlia di Dario, in un commento su Direfarebaciare (9 febbraio):
«Lei è, e in modo sempre più ripugnante, subdolo, fazioso ed oltraggioso. Come tanti condor, finalmente potete dilaniare il cadavere che per tanto avete sorvolato!! È vomitevole che continuiate a giudicare chi ancora non è stato giudicato, come è altrettanto disgustoso che venga messa agli arresti domiciliari con misura cautelativa una persona che, ormai, ahimè, solo nei telefilm e nelle favole, dovrebbe essere innocente fino a prova contraria!!!! Mi sarebbe piaciuto vedere che finimondo avreste potuto sollevare se questa misura avesse riguardato qualcuno della vostra ragguardevole cerchia!!! Come sempre due pesi e due misure!!! Ma questa è l’Italia, mi auguro solo che non peggiori con le elezioni!!! Perché lo sa, signor Giovannetti, che presto ci saranno le elezioni??! Che strana coincidenza!! Che strana coincidenza ,che adesso l’allegra vicenda venga usata come pretesto per chiedere le dimissioni del sindaco e, perché no, di tutta la giunta!! Intanto, finalmente, uno dei nemici, il grande imprenditore, è agli arresti domiciliari come un assassino!!! Peccato che sia un cittadino italiano!! peccato che non abbia investito, stuprato, rapinato nessuno!!! Adesso sarebbe libero!!! Brindate , festeggiate, esultate……in alto i calici!!!!!!
Sempre più orgogliosa di esserlo. Marta Maestri, figlia di Dario».

Lettere da Marta Maestri ne avevo già ricevute: la prima il 20 dicembre 2012, poco dopo che ignoti erano entrati in casa mia senza rubare nulla e poco prima che la casa venisse data alle fiamme:

«Signor Giovannetti, sono Marta Maestri, figlia del – da lei tanto odiato – Dario Maestri. (more…)

Sindaco Cattaneo, vai a casa!

8 febbraio 2013

Da Pavia, Giovanni Giovannetti

Interdizione dai pubblici uffici per l’ex dirigente comunale all’Urbanistica Angelo Moro. I reati contestati vanno dalla corruzione al falso materiale, dall’abuso d’ufficio alla truffa. È l’epilogo di una articolata indagine della Procura, condotta da Carabinieri e Guardia di Finanza, che per Pavia rappresenta una svolta culturale paragonabile a quella provocata dai recenti arresti di Chiriaco, Neri e Bertucca, il 13 luglio 2010. Solo che adesso non è ‘Ndrangheta, ma la contigua criminalità urbanistica, la vera “cupola” cittadina. Su Punta Est (e su Green Campus al Cravino, speculare a Punta Est) l’Università, pur coinvolta, insiste nel mantenersi silente e a non assumere iniziative, nonostante un prorettore con delega all’edilizia. Quanto al sindaco Cattaneo, intervistato dalla “Provincia Pavese” (8 febbraio) ha fra l’altro sostenuto che «se si resta nel lecito, andare incontro all’imprenditore non è un delitto. Tutto cambia se la magistratura individua la corruzione». Dunque, per Cattaneo l’interesse del privato in generale può serenamente prevalere su quello collettivo poiché – come è qui evidente – per «andare incontro all’imprenditore» bisogna uscire dal lecito e appunto delinquere. E la lottizzazione abusiva è di per sé un reato, a prescindere dalla corruzione Un sindaco che la racconta in questo modo può fare solo una cosa: DIMETTERSI!

«Sono Dario Maestri, ho più di 70 anni e sono un imprenditore pavese che opera nel campo dell’edilizia dal 1960 […] Ho sempre svolto la mia attività alla luce del sole, l’ho fatto anche questa volta quando ho avviato i lavori per la costruzione di Punta Est». Il passo è ripreso dall’auto-assolutoria pagina a pagamento sulla Concessione edilizia di via Vallone (“La Provincia Pavese”, 29 dicembre 2011).
Giovedì 7 febbraio l’imprenditore edile pavese è stato arrestato. Manette anche ai polsi del professor Angelo Bugatti, già direttore del Dipartimento di Ingegneria edile presso l’Università di Pavia. Interdizione dai pubblici uffici per il dirigente comunale Urbanistica e Territorio Angelo Moro. 120.000 euro complessivi sarebbero transitati dall’imprenditore al professore, con Bugatti che perciò sottoscrive un atto d’obbligo – spacciato per convenzione con l’Università – là dove le residenze invece che affittate a studenti erano state poste in vendita sul libero mercato (fra l’altro, anche sfacciatamente reclamizzate).

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