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Quando i no diventan sì

17 marzo 2014

di Giovanni Giovannetti

L’ipocrisia finto-garantista di chi spaccia come «offensiva per la dignità della persona» la divulgazione delle foto di polizia anche quando siano ripresi pubblici amministratori per i quali, a dirla con Dante, i no «per li denar» diventan sì.

A Pavia, al civico 1 di piazza Vittoria aveva sede l’omonima immobiliare dell’avvocato tributarista Giuseppe Neri detto Pino, noto alle cronache quale capo reggente della ‘Ndrangheta lombarda, condannato una prima volta a 9 anni per narcotraffico, di nuovo incarcerato il 13 luglio 2010 per associazione mafiosa. Sul lato opposto della stessa piazza dimorano alcuni politici eccellenti, e tra loro l’ex vicesindaco e pensionato di Polizia Ettore Filippi, che dal mafioso aveva ottenuto voti e candidati per “Rinnovare Pavia”, lista fiancheggiatrice di Alessandro Cattaneo (almeno tre incontri – due sono “elettorali” – tra lui e Pino Neri) nelle vittoriose Amministrative 2009.
All’alba di giovedì 13 marzo 2014 Filippi si ritrova lui stesso agli arresti, quale prezzolato pontiere tra la pubblica amministrazione e taluni imprenditori senza scrupoli.
Quella stessa mattina, come da consuetudine i carabinieri diffondono una sua fotografia fronte e profilo [foto] – prontamente ripresa sulle pagine online dei giornali e dalle tivù – e subito è polemica: non tanto per le malefatte in danno del pubblico interesse di cui l’ex vicesindaco è accusato, quanto per “quella fotografia”, giudicata «lesiva della la sua dignità» anche da persone a quanto sembra del mestiere: un paio di indignati speciali, di quelli che ogni giorno mandano in stampa foto segnaletiche di polizia senza troppo andar per il sottile. Lecito? illecito? Inopportuno? E perché discuterne solo ora-subito-adesso, a fronte della quotidiana sfacciata divulgazione di numerosissime analoghe immagini?
Allora vediamo. L’articolo 8 del Codice di deontologia sul trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica (3 agosto 1998), al comma 2 dispone che «Salvo rilevanti motivi di interesse pubblico o comprovati fini di giustizia e di polizia, il giornalista non riprende né produce immagini e foto di persone in stato di detenzione senza il consenso dell’interessato». (more…)