Posts Tagged ‘Francesco Grecchi’

Green Campus: «Dissequestro? No, grazie»

9 agosto 2013

«Non si sanano opere realizzate in contrasto con il Piano regolatore». Parole a monito del giudice Anna Maria Oddone, riprese dalle Motivazioni con cui il Gip pavese ha negato il dissequestro della lottizzazione abusiva di Green Campus. Secondo Oddone (e come noi sosteniamo da tempo) la convenzione-sanatoria tra il Comune di Pavia e lottizzatori – a firma degli indagati Francesco Grecchi e Alberto Damiani – è stata sottoscritta «dopo l’avvio di lavori che configurano una lottizzazione abusiva».
«Pare che la pubblica amministrazione – scrive Oddone – abbia sottoscritto un atto» che sembra anticipare «un mutamento di destinazione dell’area». Ma, soprattutto – aggiunge il giudice – il Comune, con la convenzione, avrebbe di fatto approvato «l’impiego residenziale dell’area che il costruttore ha mostrato di perseguire sin dall’inizio». Lo leggiamo nell’articolo di Maria Fiore sulla “Provincia Pavese” di stamane, venerdì 9 agosto 2013; così come noi avevamo scritto più volte, la più recente circa un mese fa. (G.G.)

Tra la via Emilia e il Merck

7 agosto 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Notificata la chiusura delle indagini sull’illecito urbanistico di via Emilia, sotto sequestro. Tra gli indagati, al solito i dirigenti comunali Francesco Grecchi e Angelo Moro: abuso d’ufficio. Per lo stesso reato figura indagato anche l’ex dirigente Gregorio Praderio, il predecessore di Grecchi  e Moro.

Ogni mattina gli operai della Merck in lotta per il posto di lavoro passano davanti a uno strano cantiere abbandonato tra Vigentina e via Emilia. Il 23 gennaio 2013 – quattro mesi prima che fosse annunciata la chiusura dell’industria farmaceutica – di quel cantiere il giudice per le indagini preliminari Erminio Rizzi ha disposto il sequestro là dove, sul confine del Parco della Vernavola, al solito era in corso un illecito. Via Emilia: solo dieci metri separano questo atto di criminalità urbanistica dalla fabbrica a rischio chiusura. Dieci metri e una vita: lo spazio che separa l’economia produttiva da quella parassitaria o criminale. Il crepuscolo di una città.
È di queste ore la notizia di un’altra chiusura, quella delle indagini su questo grave illecito urbanistico, a seguito delle denunce di un gruppo di cittadini a Comune e Procura. Il 17 febbraio 2005 si registra una prima sospensione comunale dei lavori. Ma l’8 giugno 2006 ecco un nuovo colpo di scena, con l’abuso abusivamente sanato (sanatoria a firma del dirigente all’Urbanistica Gregorio Praderio), dopo l’entrata in vigore del nuovo Piano regolatore generale – ottobre 2003 – che, indebitamente (prevalgono le leggi dello Stato), consentiva di triplicare i volumi edificabili. Lo stesso Prg imponeva tuttavia un’altezza non superiore a 12 metri, mentre l’edificio di via Emilia ne somma quasi 16 (per la precisione, 15,82: altro che sanatoria; semmai ricorrevano gli estremi per la demolizione). Seguono nuove varianti di ulteriore ampliamento. (more…)

Circo Mezzabarba

6 agosto 2013

Campus Aquae. L’informativa negata e i segreti di Pulcinella
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Continuano pavidamente a giocare a nascondino. Con questa lettera di Ivana Dello Iacono, il Comune di Pavia il 2 agosto scorso ha indebitamente negato ad alcuni consiglieri comunali il parere legale dello Studio Greco-Muscardini su due discussi permessi comunali a costruire rilasciati per Campus Aquae al Cravino.
Il Centro sportivo polivalente per studenti (inaugurato nel 2010 su terreni di proprietà dell’Ateneo e contigui alla lottizzazione abusiva di Green Campus) in realtà di studenti ne ha visti pochini, poiché l’83 per cento dei frequentatori non figura iscritto all’Università: uno strano project financing a trentennale gestione di Unisport – società costituita dall’imprenditore Vittorio Pacchiarotti presso il notaio Trotta il 6 dicembre 2005, solo due settimane prima dell’assegnazione – sopra terreni che il Piano regolatore generale tuttora vigente riserva alle attività universitarie. Strano poiché il costruttore si è avvalso di un finanziamento universitario di 4.660.000 euro, fondi statali, in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro): un ammontare di 14.560.000 euro, per un’opera dal costo netto preventivato di 15.865.811 euro; è quasi l’intero importo. Ancora più perplessità solleva l’esclusivo Centro benessere “universitario” gestito da Vitruviospa srl (sempre di Pacchiarotti), spacciato quale struttura fondamentale per le attività didattiche e di ricerca: l’autorizzazione comunale – del 15 febbraio 2011 – reca la firma del più che indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro.
La replica comunale ai consiglieri: «Si esprime il diniego per le seguenti motivazioni e considerazioni: il parere legale in questione è stato richiesto al professionista esterno al fine di acquisire ogni ulteriore elemento tecnico-giuridico, in aggiunta a quelli già in possesso degli uffici nell’esercizio della propria attività istruttoria, utili per tutelare gli interessi dell’Ente nell’ambito di una fattispecie caratterizzata da notevole complessità sia in fatto che in diritto, tenuto conto anche dei diversi soggetti coinvolti, della natura particolare dell’intervento (project financing) e soprattutto della concreta esposizione ad eventuali contenziosi correlati all’attività di controllo e o vigilanza avviata dall’Ente. Tale consulenza legale resta, pertanto, caratterizzata dalla riservatezza che mira a tutelare non solo l’opera intellettuale del legale ma anche la stessa posizione dell’amministrazione la quale, esercitando il proprio diritto di difesa, protetto costituzionalmente, deve pur fruire di una tutela non inferiore a quella di qualsiasi altro soggetto dell’ordinamento».
«Notevole complessità sia in fatto che in diritto»? (balle)
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Paranoici su Marte

29 luglio 2013

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Un altro documento comunale top-secret viene ora a scaldare la già rovente estate pavese. È la Relazione dello studio Greco-Muscardini sulla liceità dell’operazione Campus Aquae, il Centro sportivo polivalente inaugurato nel 2010 su terreni dell’Università al Cravino contigui alla lottizzazione abusiva di Green Campus: uno strano project financing a trentennale gestione di Unisport – società costituita ad hoc nel novembre 2005 da Vittorio Pacchiarotti (imprenditore di Belgioioso condannato nel 1993 a 1 anno e 3 mesi per corruzione e finanziamento illecito dei partiti) con atto del notaio Antonio Trotta (ora indagato per i rogiti di Green Campus) – sopra un’area che il Prg indica a “Servizi per l’Università”. Strano poiché il costruttore si è avvalso di un finanziamento universitario di 4.660.000 euro, fondi statali, in aggiunta a un “canone” annuale di 330.000 euro (in trent’anni sono altri 9.900.000 euro): un ammontare di 14.560.000 euro, per un’opera dal costo preventivato di 15.865.811 euro; è quasi l’intero importo: l’autorizzazione comunale al Centro benessere – del 15 febbraio 2011 – reca la firma del più che indagato dirigente all’Urbanistica Angelo Moro.
A quanto risulta, la missiva “secretata” degli avvocati Greco e Muscardini è tra i documenti che giorni fa la Polizia giudiziaria ha inoltrato alla Procura.
La trasparenza non pare albergare tra le virtù di Alessandro Cattaneo: occultata e infine resa pubblica a furor di popolo  la “nota” su Green Campus del prof. Aldo Travi al sindaco, a lungo nascosta agli stessi assessori. E si capisce: il 21 gennaio 2013 l’illustre docente precisava che quelle costruzioni erano condominii e non residenze universitarie (un illecito che non ammette sanatoria). Che le residenze universitarie possibili nelle zone “F” (come appunto quell’area al Cravino) non prevedono semplici insediamenti residenziali per studenti, ma devono assolvere funzioni e servizi «d’interesse generale, e cioè con precise finalità pubbliche». Che il permesso a costruire a firma del dirigente all’Urbanistica Angelo Moro non era conforme al Prg.
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Nuovamente minacciano

21 luglio 2013

Azione popolare nel procedimento penale di Green Campus
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Green Campus srl ha diffuso un comunicato, grondante minacce nei confronti «di istituzioni e persone che hanno agito e stanno agendo a suo danno», questo:

«Nei prossimi giorni gli avvocati di Green Campus presenteranno alla Procura della Repubblica la richiesta di dissequestro degli immobili. Tale richiesta è motivata da un dato inconfutabile: la stipula della convenzione con il Comune garantisce fuori da ogni dubbio la destinazione degli immobili all’uso degli studenti: ben 4 ordinanze del Tribunale del Riesame si sono pronunciate in questo senso. In termini molto semplici, la convenzione vanifica ogni possibile pericolo di destinazioni improprie degli immobili e fa venir meno il presupposto essenziale per il sequestro. Se questo fosse ancora mantenuto sarebbe illegittimo. Dal Comune si è diffusa un’indicazione di volontà di sospendere la convenzione. Ciò sarebbe semplicemente sconcertante e gravido di conseguenze perché l’ente pubblico non può svincolarsi arbitrariamente da un contratto stipulato a seguito di precise delibere e con atti notarili debitamente sottoscritti, e non può svincolarsi innanzitutto perché la convenzione è atto che rafforza la situazione nella sua legittimità. Non si comprende davvero a quali logiche e improprie preoccupazioni il Comune obbedisca. Il Comune non è sciolto dalle leggi: ieri, se ha emesso un permesso di costruire ora inopinatamente contestato come illegittimo a favore di un soggetto diverso da Green Campus; né oggi, cercando di mettersi dalla parte del “forte” e subendone tutte le pressioni, con aggravamento delle sue responsabilità, a cui non potrà non essere chiamato a rispondere in ogni sede e ogni veste istituzionale e personale. In questa vicenda, alimentata dai peggiori mestatori della speculazione in danno anzitutto della popolazione studentesca, Green Campus è la vera vittima: confida fondatamente che la Magistratura lo riconosca. Green Campus si riserva ogni azione legale a propria tutela nei confronti di istituzioni e persone che hanno agito e stanno agendo a suo danno».

Brandendo la Convenzione con il Comune (sottoscritta da due tra gli indagati, è inapplicabile poiché non può bonificare l’avvenuta trasformazione da residenze universitarie a civili), non paghi nuovamente minacciano, col rischio di veder incorrere la pubblica amministrazione in altri errori.
In risposta, noi cittadini elettori interverremo nel procedimento penale in sostituzione del Comune inerte, un’“azione popolare” volta a tutelare gli interessi della collettività.
Del resto, la “minaccia preventiva” non è nuova in questa vicenda: ricordiamo – eccome – il telegramma dell’avvocata Maria Angela Ghezzi, già consigliere comunale del Partito democratico, in nome e per conto di Green Campus: secondo lorsignori, denunciare illeciti citando atti pubblici equivarrebbe a «diffondere notizie palesemente false» nonché «inveritiere»; leggete: «A nome e per conto di Green Campus srl in relazione all’intervento intitolato “La grande truffa Green Campus al Cravino” del 27 gennaio 2012 reiterato a pagina 9 del settimanale “Il Lunedì” del 30 gennaio 2012 da lei pubblicato sul sito Direfarebaciare http:sconfinamento.wordpress.com nonché alle dichiarazioni rilasciate e trasmesse in data odierna su Telepaviaweb, rilevatone la portata gravemente diffamatoria in quanto diretti tutti a diffondere notizie palesemente false alterando volutamente il contenuto giuridico di atti amministrativi con l’effetto di creare allarme e confusione nel mercato le addebito fin da ora i danni patrimoniali e non avuti e subendi dalla mia cliente. Pertanto la diffido formalmente dal divulgare ulteriori notizie inveritiere. L’avverto che si procederà giudizialmente nei suoi confronti sia in sede penale che civile. Distinti saluti. Avv. Maria Angela Ghezzi» (30 gennaio 2012).
Una diffida gravemente minacciosa. La mattina dopo abbiamo a loro risposto: consegnando ogni documento alla Procura. Sappiamo come è andata a finire: sequestro dell’area, indagate dieci persone; e tra loro i firmatari della Convenzione: il dirigente comunale plurindagato Francesco Grecchi e il presidente del Cda di Green Campus Alberto Damiani. Come dire che se la contano e se la cantano. A rivederci in Tribunale.

[Cronistoria di tutto il business Green Campus]

Taci, l’amico ti ascolta

12 luglio 2013

Green Campus. Il sindaco nasconde documenti
da Pavia, Giovanni Giovannetti

Dopo aver sottoscritto una temeraria Convenzione con la società Green Campus sulla nota lottizzazione abusiva al Cravino (l’Università aveva declinato l’invito), la Giunta Cattaneo ora secreta una parte del parere legale chiesto dal Comune all’avvocato prof. Aldo Travi. Non resta che sollecitare il sindaco a divulgarla, o la Procura pavese ad acquisirla.

Tornare da Strasburgo, dopo aver incontrato il presidente del parlamento europeo Martin Schulz, e ritrovare Pavia tale e quale: sospesa tra convergenze affaristico-criminali (mafiose e no) e un sindaco ad autonomia limitata, prigioniero di chissà quali “obblighi” assunti con si sa chi: poteri forti, comitati d’affari, grandi elettori o peggio. E tanti saluti al pubblico interesse. Le mezzebarbe non provano nemmeno a salvare le apparenze e librano il loro svettante nanismo nel ratificare una Convenzione tra Comune e Green Campus, nonostante l’accusa di lottizzazione abusiva che pende su quest’ultima. Un guanto di sfida alla Procura pavese – che nei mesi scorsi aveva posto l’area sotto sequestro – proprio ora che piazza del Tribunale dichiara concluse le indagini. Sono dieci gli avvisi di garanzia inoltrati: ai dirigenti comunali Francesco Grecchi e Angelo Moro (a riprova del coinvolgimento di Palazzo Mezzabarba), nonché a cittadini “di rispetto” quali Gian Michele Calvi e signora, il faccendiere Arturo Marazza, i fratelli costruttori Alberto e Paolo Damiani, il notaio Antonio Trotta e altri ancora.
Non paghi, questi Robin Hood all’incontrario, spendono pubblici quattrini in consulenze presso accreditati studi legali, salvo poi secretarle qualora il parere risultasse sfavorevole per amici e sponsor economici.
Ad esempio, del parere richiesto dal Comune di Pavia all’avvocato professor Aldo Travi da Busto Arsizio conosciamo la Relazione del 21 gennaio 2013, ovvero prima del sequestro dell’area; secretata invece una sua più aggiornata “nota integrativa”. Forse non per caso, chi tra gli assessori l’ha potuta leggere – l’avvocata Cristina Niutta ad esempio, lei è del mestiere – si è poi resa irreperibile al momento del voto.
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