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Rinnovare la ‘Ndrangheta

10 gennaio 2014

da Pavia, Giovanni Giovannetti

Un estratto assai eloquente dai Verbali e dalle Motivazioni finali al processo milanese alla ‘Ndrangheta in Lombardia: i Filippi e quei voti chiesti – cappello in mano – al reggente carismatico della piovra lombarda. Asm Favori, azienda di controllo pubblico gestita quasi fosse loro feudo personale. “Politici” in saldo proni di fronte a mafiosi apicali, che forse ritroveremo rappresentati alle elezioni amministrative pavesi del maggio 2014. Problemi? Nessuno, poiché a Pavia la mafia «non esiste» né forse è mai esistita. 

«Il dottor Ettore Filippi è venuto qui a chiederci una mano». Lo ha riferito il capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri a Francesco Rocco Del Prete, affermazione poi confermata dallo stesso Neri in una dichiarazione spontanea del 5 luglio 2012 (Milano, aula bunker 2, Verbale, p. 218): «il dottor Filippi è venuto lui da me in campagna elettorale a chiedermi di dargli una mano di aiuto». Siamo alla vigilia delle elezioni amministrative 2009, che vedranno trionfare il giovane imberbe Alessandro Cattaneo detto “Pupo”, eletto a sua insaputa anche grazie ai voti della piovra calabrese.
Con “sole” 251 preferenze Rocco Del Prete (il candidato di Neri nelle liste di Rinnovare Pavia dei Filippi) è il primo dei non eletti. Come gesto riparatore e atto di buona volontà il furibondo avvocato ’ndranghetista chiede allora a Filippi le dimissioni di uno dei due eletti, in modo da lasciare lo scranno a Del Prete. Operazione politicamente impossibile. Ettore propone infine un lavoro all’Asm, poltrona che l’uomo «nella piena disponibilità di Pino Neri» lì per lì sdegnosamente rifiuta (avrebbe volentieri accettato il posto nel Cda dell’Asm, andato poi a Luca Filippi). Dopo diversi incarichi presso i Lavori pubblici comunali, nel maggio 2010 Rocco Del Prete viene infine assunto a contratto in Asm Lavori o Favori, guarda il caso presieduta da Luca Filippi, azienda di controllo pubblico nella piena disponibilità della famiglia Filippi. (more…)

Con la Francia o con la Spagna…

7 gennaio 2014

Deponendo al processo milanese alla ‘Ndrangheta Francesco Rocco Del Prete – quello «nella piena disponibilità» di Pino Neri (una precedente condanna a 9 anni per narcotraffico, nuovamente condannato in primo grado a 18 anni per associazione mafiosa) – traccia anche un suo breve profilo politico: candidato per Adenti nei quartieri, poi Margherita, membro del direttivo cittadino Pd e infine a destra nella lista Rinnovare Pavia, ovvero insieme a quei sodali dei mafiosi che al capo della ‘Ndrangheta lombarda hanno sfacciatamente chiesto candidati e voti. Tutto questo in soli quattro anni, dal tardo 2005 alla primavera 2009. E non si tratta del solito trombone avanti negli anni, ma di un ventenne da poco in politica: uno dai solidi ideali.

«Ho iniziato nel 2005, nella Lista di Pavia Città per l’uomo di Francesco Adenti, mi sono candidato sia nel quartiere, che nel Comune, ma non fui eletto, soprattutto in quartiere, perché la Lista non raggiunse il quorum per poter avere un Consigliere di quartiere, e quindi fui diciamo il primo, però il primo escluso, ecco. Successivamente andai nella Margherita, perché conoscevo Luca Filippi, il quale mi chiese se volevo diciamo partecipare nella Margherita come militante e tra l’altro lì c’erano anche altri tre miei amici, che sono dei miei compagni, diciamo, di infanzia, sono Giuseppe Quattraro, Facciolli Carlo e Riccardo Marchesi. Poi nella Margherita feci parte del Direttivo cittadino, successivamente la Margherita si unì con i Ds nel Pd e così entrai anche io a far parte nel Pd sempre nel Direttivo cittadino e poi dopo ci fu, nel 2009, come si dice, cadde il Sindaco Capitelli e a quel punto Luca Filippi mi disse che lui voleva fare questa Lista Rinnovare Pavia la quale avrebbe dato un supporto al Centro Destra. Conoscendo il Sindaco in carica, che allora era candidato, Alessandro Cattaneo, che avevamo fatto l’università assieme decisi comunque di partecipare e di aderire a questa Lista. E così entrai a fare parte di Rinnovare Pavia. Contestualmente questi tre miei amici che erano loro, diversamente da me, erano Consiglieri di quartiere e cioè in carica decidemmo di non candidarci tutti e quattro, sebbene Luca Filippi ce lo avesse chiesto, decidemmo di candidarne uno solo e gli altri avrebbero dato una mano ad un unico candidato e in questo caso fui scelto io».

(estratto dal Verbale dell’udienza del 5 luglio 2012, pp. 65-71)