Posts Tagged ‘giovanni giovannetti’

Terre nere

3 novembre 2008

da Pavia, Giovanni Giovannetti

 

 

A Pavia, le cancerogene terre nere della fonderia Necchi sono come le mafie: nessuno le vede, ma inquinano. Prima e dopo la chiusura del reparto, sono state equamente disperse dentro buche, fondamenta e aree dismesse sparse su tutto il territorio comunale. È la perversa democrazia dell’ecobusiness locale, che vuole socializzare le tossine e privatizzare gli utili. I manovratori sono persone che giocano con la nostra salute: a noi i sali dei metalli pesanti e i rifiuti a base di idrocarburi e policitrici aromatici; a loro i proventi dell’urbanistica creativa, e cioè le plusvalenze e le percentuali sul “nero” generato dai subappalti gonfiati.

Una torta da spartire, comprata con la salute di quei cittadini inconsapevoli che andranno a giocare in “quel” verde pubblico o a vivere in “quelle” case costruite sopra le pattumiere della deindustrializzazione.

 

 

Cloache dismesse

 

Ed è vero a Città Giardino, in via Acerbi, dove il Comune progettava di edificare una piscina; e a San Pietro, nell’area Snia, dove il Comune aveva pianificato case, supermercati e una scuola; e lungo il Ticino, a Ticinello e nell’area Vul, dove i pavesi fanno pic-nic; e nella vicina cloaca dismessa dell’ex Landini (chiusa nel 1993, 12 mila mq.) dove abbondano le poco tranquillizzanti tossine della Necchi. E proprio qui una delibera di Giunta (10 febbraio 2006) ha autorizzato la costruzione di case (già messe in vendita) e verde pubblico, senza prima verificare se l’«indagine geognostica» – disposta dalla proprietà il 30 settembre 2005, affidata alla Tecnodreni – fosse attendibile o meno. Quel documento sostiene che «l’area non è contaminata».

Ma l’«indagine» risulta molto carente: solo 8 i carotaggi “a secco”; non si specificano le differenti tipologie né le caratteristiche chimiche dei cosiddetti «materiali di riporto»; nessuna verifica sulla contaminazione del terreno sottostante. Inoltre l’inquinamento della falda acquifera viene dichiarato «entro i limiti», nonostante l’assenza di un’adeguata analisi a monte e a valle. Si pone l’accento solo sulle due cisterne interrate, per il combustibile da riscaldamento, che i proprietari hanno provveduto a rimuovere nel luglio 2007.

Ma l’inganno emerge: la legge prevede il benestare dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (A.r.p.a.); i tecnici si recano quindi sul posto e constatano la presenza delle terre di fonderia.

Ha così inizio il braccio di ferro: da una parte le proprietà e il Comune, a prendere tempo; dall’altra l’A.r.p.a. a incalzarli con la richiesta di indagini approfondite (lettera del 14 dicembre 2007). Negli stessi giorni Sandro Assanelli, dirigente dell’A.r.p.a. e responsabile per le bonifiche, deve subire un veemente – e lì per lì inspiegabile – attacco politico e personale da parte del vicesindaco Ettore Filippi che, fra l’altro, sulla stampa locale arriva a definirlo «un incompetente». Assanelli lo ha querelato.

Da subito le indagini preliminari sostanziano la presenza di piombo, rame, zinco, idrocarburi e antracene in quantità ben superiori alla norma. Al momento sono annunciati 29 ulteriori “carotaggi” e verifiche in profondità (ci sono quasi 5 metri di materiale di riporto), almeno fino al terreno naturale sottostante.

Le cose non cambiano nella limitrofa area Shell. Al riguardo, il funzionario della Regione Lombardia  Nicola Di Nuzzo ha inviato al Comune una memoria nella quale scrive che le terre nere di fonderia non sono pericolose per la salute. Guarda caso, Di Nuzzo è lo stesso funzionario che ha gestito la discussa pratica della bonifica all’ex Sif Furfurolo di Valle Lomellina (costo: 14,5 milioni di euro!); secondo l’A.r.p.a., per la messa in sicurezza di quell’area ne sarebbero bastati 1.250.000.

 

 

Edifici galleggianti

 

Sta proseguendo il gioco di ruolo tra alcune imprese e la pubblica amministrazione; un gioco che gonfia i portafogli, tanto quanto le fondamenta di alcune costruzioni. Impareremo mai? Ancora si ironizza sui rifiuti di fonderia messi a tappetino nelle fondamenta della Facoltà di Ingegneria al Cravino che, in caso di pioggia, gonfiavano tanto da rendere “ballerino” l’edificio. Quell’imbarazzante rompicapo venne risolto da un notissimo (e superpagato) ingegnere strutturista.

Così come la chiusura della Necchi è stata devastante per l’economia e per l’occupazione locale, altrettanto devastante è il suo lascito in sostanze dannose per la salute. Con buona pace per quel Filippi che ebbe a dire (e chissà perché) che le nostre denunce dell’inquinamento cancerogeno erano «solo cazzate». Gentile Procuratore capo Gustavo Cioppa, ci dica: sono «solo cazzate»?

L’usuraio

1 novembre 2008

da Pavia, Giovanni Giovannetti



Sembrava troppo persino a noi, ma la notizia è ormai di dominio pubblico: oltre che abusivista, donnaiolo molesto e grande accusatore del galantuomo Giurato, il Commissario aggiunto Domenico Pingitore sarebbe anche un usuraio. Lo hanno denunciato due commerciati in difficoltà, titolari di un negozio di generi alimentari in Strada Nuova, ai quali Pingitore ha dato 20.000 euro, e da loro avrebbe preteso in restituzione più del doppio. Secondo il Commissario aggiunto, quei soldi in più erano «a garanzia», quasi a dire «per il disturbo». Di parere opposto i due accusatori. Nel frattempo, la Procura «a garanzia» gli ha notificato un avviso. Stando ai «si dice», l’usura a danno dei due negozianti non sarebbe un caso isolato.

Nel gennaio 2006, parlando ai quadri della Polizia municipale, il comandante Gianluca Giurato disse che, quando era ufficiale dei Carabinieri, aveva più volte notato alcuni vigili riempire l’auto di servizio con generi alimentari o altro, presi da questo o quel commerciante. Ammonì che, da quel momento, certi comportamenti sarebbero stati perseguiti, anche perché infangavano l’immagine del Corpo e della Pubblica amministrazione. Molti dei presenti manifestarono una aperta approvazione; altri invece si guardarono negli occhi, chi preoccupato chi infastidito. Uno dei vigili disse: «Se questo comincia a rompere i coglioni, non resterà per molto tempo con il culo sulla sedia di comandante». Quel vigile era Domenico Pingitore, lo stesso Pingitore che, dopo l’infamante sospensione di Giurato dal servizio, si è visto nominare responsabile della sicurezza di palazzo Mezzabarba (sic!) da Ilaria Balduzzi, capo di Gabinetto del Sindaco.