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Il binario morto vivente

11 agosto 2016

La strage di piazza della Loggia e le “convergenze parallele” delle verità storiche e giudiziarie

di Marco Bonacossa

Sono passati 41 anni dalla strage di piazza della Loggia a Brescia. Era il 28 maggio 1974: pochi mesi prima esordiva sula canale televisivo americano ABC la serie “Happy days”, in aprile cadeva con la “Rivoluzione dei garofani” la dittatura militare portoghese e a maggio i sostenitori del divorzio trionfavano con la vittoria del NO nel referendum.

Pochi giorni fa sono state presentate le motivazioni per la condanna all’ergastolo in appello di Carlo Maria Maggi (classe 1934) e Maurizio Tramonte (classe 1941).

Un percorso giudiziario iniziato nel 1979 e che ha visto ben 3 processi, 10 gradi di giudizio e decine di imputati infine assolti. Molti di loro rientrano anche in altre storie processuali legate alle stragi avvenute in Italia nel lustro ’69-’74. Nomi sconosciuti all’opinione pubblica e noti soltanto ai protagonisti di allora e agli studiosi degli Anni di piombo.

Carlo Maria Maggi, medico veneto, era il responsabile della cellula veneziana di Ordine nuovo, insieme a Franco Freda tra i più importanti esponenti veneti del gruppo e iscritto al Movimento Sociale Italiano, che poi lo espulse nei primi anni settanta. Nell’87 è condannato a 12 anni per reato associativo nel processo per la strage di Peteano, nell’88 a 9 anni per ricostituzione del partito fascista. Assolto con sentenza definitiva per la strage di piazza Fontana e per quella alla questura di Milano.

Maurizio Tramonte, la “fonte Tritone” dei Servizi segreti italiani, si è detto meravigliato della sentenza e, senza fare però alcun nome, ha dichiarato che i mandanti e i responsabili della strage sono ancora a piede libero.

Senza addentrarci ora nel ginepraio giudiziario riguardante questa ed altre stragi (è comunque importante farlo per approfondire la materia), ci si trova per l’ennesima volta di fronte all’evidenza di come la verità storica e quella giudiziaria percorrano “convergenze parallele”. Se la verità giudiziaria richiede prove certe ed indiscutibili certificate da perizie tecniche e scientifiche, la verità storica si serve anche di queste ma, soprattutto, di una visione d’insieme che va oltre le rilevazioni peritali e si sostiene su procedimenti logico deduttivi e/o induttivi. Premessa fondamentale è, ovviamente, la conoscenza generale del macro fenomeno storico (nel nostro caso la guerra fredda), per poi approfondire un’area particolare (nel nostro caso l’Europa occidentale sotto l’ombrello della Nato e quindi l’Italia). Infine è fondamentale conoscere la politica americana, condivisa da ampi settori militari e politici italiani, di “salvaguardia” della giovane democrazia tricolore dal pericolo comunista, riassumibile sommariamente con la definizione di “Strategia della tensione”.

Al di là delle singole responsabilità processuali, per Maggi e Tramonte aspettiamo il verdetto in Cassazione, è necessario che chiunque si addentri in queste tematiche, giornalisti in primis, conosca tutto questo e che, nelle università, nelle scuole superiori o negli incontri pubblici, i professori o gli studiosi della materia chiariscano non solo il panorama storico ma il doppio binario della verità, quello storica e quella giudiziaria. Se dovessimo infatti giudicare la Storia e le singole responsabilità individuali basandoci esclusivamente sulle sentenze vedremmo che l’unica strage per la quale sono stati individuati i colpevoli materiali (sono molti i miei personali dubbi su queste condanne) è quella di Bologna del 2 agosto 1980 e che per tutte le altre sono sconosciuti i nomi dei mandanti e degli esecutori. Soltanto proseguendo nella ricerca storica è possibile continuare a percorrere la via della verità camminando su quegli stessi binari che, per interesse o per difficoltà contingenti, qualcuno vuole morti.

E allora mi candido con Insieme per Pavia – 5

22 Maggio 2014

Non esistono eroi ma solo persone
di Marco Bonacossa

Una mattina di luglio del 2010 mi sono svegliato ed ho trovato l’invasor, ma non era un esercito straniero, era a Pavia, la mia città, la nostra città e aveva la divisa della mafia, dell’ndrangheta per essere precisi. Ho letto, ho seguito, ho cercato un filo di Arianna che mi facesse uscire dal labirinto di quella «montagna di merda» (cit. Peppino Impastato), fatta di amici degli amici, di mafiosi, di intercettazioni di conversazioni vomitevoli e dal fetido olezzo di criminalità organizzata e più cercavo un filo bianco più ne trovavo uno nero: quello che univa la giunta Cattaneo a certi oscuri personaggi legati alla ’ndrangheta. Ho seguito il blog di Giovanni Giovannetti per cercare di capire e a volte mi arrendevo quando cominciava a parlare di metri cubi per la costruzione di edifici, di percentuali di azioni delle società dei palazzinari, di rimandi a leggi e a regolamenti urbani. Mi arrendevo perché mi sembrava tutto così complicato, ma la scintilla della curiosità, della voglia di sapere e di capire mi portava a riaccendere di nuovo il computer, ad andare sulle pagine salvate e a rileggerle fino a comprendere, fino a non avere più dubbi, fino a chiedermi cosa potessi fare per non essere più lo spettatore di un brutto film ma lo scrittore di una nuova storia. Per questo ho scelto di candidarmi con Insieme per Pavia, per le sue battaglie, per le intimidazioni e gli attentati che ha subito, perché sono convinto che non esistono eroi nel mondo, ma soltanto persone che fanno il loro dovere fino in fondo e che odiano il colore grigio perché ne sentono il puzzo del compromesso morale e sanno distinguere bene tra un filo bianco e uno nero.
Ho deciso di candidarmi perché ho iniziato la prima elementare due mesi prima della fondazione di Forza Italia, nel novembre 1993, e se mi riguardo indietro mi sento come uno di quei «giovani di Mussolini», cresciuti nel periodo fascista ed educati dal regime. Allora c’erano le baionette, oggi le televisioni di Berlusconi. Ho deciso di candidarmi perché sto uscendo dall’università e Berlusconi c’è ancora ed un’intera generazione, la mia generazione, ha vissuto durante il suo regime politico fatto di rapporti con la criminalità organizzata e di una diffusa cultura politica ed istituzionale incentrata sull’illegalità, che dichiarava e dichiara «eroi» i mafiosi e «malati» i magistrati.
Il sindaco Cattaneo ne è indicato come l’erede politico all’interno del partito-azienda ed è per questo che mi candido, perché sono stufo di vedere Pavia come capitale dei record negativi, come centro di ricovero di mafiosi in incognito, di omissioni di responsabilità politiche celate dietro ai «non sapevo», «non era mia competenza» e alla non presenza di comportamenti punibili penalmente. Mi candido perché anche quando la mafia non c’entra nulla, ci sono stati arresti, indagini, rimborsi auto assegnati, scandali, lotte di potere e tutto è passato sottotraccia trincerandosi dietro lo scudo della maggioranza in consiglio comunale e dell’interesse di pochi contro quello dei cittadini. Mi candido perché quando chiesi ad una mia professoressa di facoltà la differenza fra i giovani del Sessantotto e quelli di oggi lei mi rispose: quelli del Sessantotto volevano governare il loro futuro, quelli di oggi ne vogliono uno. Prendiamocelo, io lo faccio qui, a partire da Pavia, con Insieme per Pavia.

Immaginate una gran bella Pavia

5 marzo 2014

di Marco Bonacossa

Guardate Pavia e vedrete una bella città, con la sua storia e i suoi monumenti. Ora guardatela con attenzione e vedrete che forse ci sono troppe auto che circolano per il centro storico, marciapiedi rotti, strade con le buche e sporcizia. Vedrete strisce pedonali poco dipinte, a tratti scomparse, poco verde e tanto inquinamento. Vedrete una città rovinata dalle scritte sui muri, nonostante l’operazione mediatica che la giunta ha messo in piedi con pennello e vernice. Fate un giro tra Corso Cavour, Strada Nuova e Corso Garibaldi, fate un giro nelle periferie e vedrete molte vetrine di negozi che hanno chiuso, perché la crisi oltre alle carissime tasse comunali li hanno strozzati. Fate un giro tra le periferie, ma non lo fate di sera, perché l’illuminazione è davvero scarsa. Fate un giro al Rione Scala, al Vallone, a Montemaino, a Fossarmato, al Crosione, in Borgo e vedrete che dove c’era vita ora c’è il buio e la noia. Vedrete che mancano biblioteche e centri per i giovani. Ripensate a quando ci siamo svegliati una mattina del luglio 2010 e ci hanno detto che c’era la ‘ndrangheta, che ha portato alla condanna in primo grado di Chiriaco e Pino Neri. Guardate Pavia e vi accorgerete che con la chiusura della Merck Sharp&Dohme anche il settore industriale sta ormai scomparendo. Guardate al Piano di Governo del Territorio e vedrete che la giunta Cattaneo e la sua maggioranza vogliono permettere devastazioni in centro storico consentendo anche la realizzazione di parcheggi sotto i monumenti e la cementificazione dei giardini all’interno dei palazzi.
Ora guardate al futuro. Immaginate una città più bella, più verde, più sicura, meno inquinata, dove il turismo e lo sviluppo delle intelligenze universitarie siano il traino dell’economia cittadina, dove i giovani non siano costretti a doversi rinchiudere in un locale per giocare alle slot machines ma possano avere i loro spazi. Immaginate le periferie riqualificate: con più negozi e meno centri commerciali, con più servizi e illuminazione, immaginate un comune che stanzia un microcredito per qualunque giovane o persona adulta che abbia perso il lavoro che voglia intraprendere un’attività, immaginate che non ci siano case popolari da assegnare perché ogni pavese che ne abbia diritto ci abiti già. Immaginate una gran bella Pavia.

Diamo i numeri

12 febbraio 2014

da Pavia, Marco Bonacossa*

È dura dirlo per me che sono laureato in Filosofia e ormai prossimo alla laurea specialistica in Storia moderna e contemporanea, la mia vera passione, ma Platone aveva ragione: «i numeri governano il mondo». Per questo, dato che i numeri governano anche Pavia, trovo giusto riportare alla memoria quelli dell’amministrazione Cattaneo, oltre a qualcuno a delle passate giunte Albergati e Capitelli di centrosinistra. (Preciso innanzitutto che tutti i dati sono stati tratti da estratti di atti di indagini e sentenze legate al processo “Infinito”; da “La Provincia Pavese”; dagli atti del Consiglio comunale di Pavia; da “Il Sole 24 Ore”).

3
Come le volte accertate in sede giudiziaria che il sindaco Cattaneo, definito “pupo” nelle intercettazioni, si è incontrato con il boss della ’ndrangheta Pino Neri. Una volta a San Martino, a casa di quest’ultimo, per una cena elettorale. Cattaneo di fronte ai giudici ammise di esserci andato con Francesco Rocco del Prete, candidato della ’ndrangheta inserito nelle liste di Rinnovare Pavia guidate dal «pluricoinvolto in affari giudiziari» Ettore Filippi. Pare che il giovane delfino di Abelli avesse apprezzato particolarmente l’antipasto del malavitoso. D’altronde si sa che alle tavole dei boss si mangia tanto e bene. Una seconda volta nello studio di Pino Neri in Piazza della Vittoria a Pavia dove celebrarono il beneaugurante taglio della caciotta. Una terza volta, questa omessa durante il processo “Infinito” dal sindaco, per festeggiare la vittoria alle elezioni. Questa volta fu lo stesso neoeletto sindaco ad invitare il boss.

215
I voti acquisiti da Francesco Rocco Del Prete. Voti che hanno contribuito, seppur in minima parte, alla vittoria elettorale di Cattaneo.

22
I voti dei consiglieri della maggioranza (ex PdL, Lega Nord, Udc e Rinnovare Pavia) che hanno votato “NO” alla concessione della cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Da una maggioranza che oltre al sindaco ha visto tre assessori (Greco, Bobbio Pallavicini e Trivi) citati e/o partecipanti nelle intercettazioni dell’inchiesta “Infinito” e consiglieri della maggioranza definiti come “fratello” (Dante Labate) e “affidabile” (Ettore Filippi Filippi) sarebbe stato stupefacente il contrario.

18 e 13
Gli anni di condanna che Pino Neri e Carlo Chiriaco, ex direttore dell’Asl e grande elettore di Trivi, come da ammissione dell’attuale esponente del Nuovo Centrodestra, hanno ricevuto in appello per associazione mafiosa, il primo, e concorso esterno in associazione mafiosa il secondo.

120
Il numero delle telecamere che controllano Pavia. Stupisci che una giunta così attenta all’ordine e alla sicurezza intrattenga “facili rapporti” con la criminalità organizzata. Stupisce ancora di più che molte delle telecamere del centro storico siano state poste per controllare “i fenomeni negativi della movida”, che rimane una delle poche occasioni di svago per i giovani pavesi e gli studenti universitari fuorisede.

1
Ovvero l’unico cinema presente in città e che si regge soltanto grazie ai contributi comunali.

3.000.000
di euro. Secondo il patto di stabilità il comune di Pavia deve avere un avanzo di bilancio pari a 6 milioni di euro. Soldi che devono essere dati allo Stato, ma il Comune di Pavia ne ha restituiti nove, privando così i pavesi di tre milioni di euro che lo Stato non richiedeva. Ne sarebbero bastati sei. Quante cose si sarebbero potute fare con quei 3 milioni di euro? Quante case popolari potevano essere ristrutturate? Quante famiglie pavesi potevano trovare sollievo dalle costose bollette del gas se una parte di quei tre milioni fosse stata destinata a loro? Quale giovamento avrebbe tratto il turismo cittadino e quindi la città intera, la cultura, i lavoratori di ogni categoria se almeno un milione fosse stato destinato ai monumenti pavesi?

2.311
È il costo dell’asilo per ogni bambino: 25 per cento in più rispetto al 2011; 24 per cento in più rispetto al 2010.

0
Gli euro che il Comune di Pavia ha ricevuto dai fondi comunitari europei perché non ha voluto, non ha trovato, non è stato in grado di trovare idee e progetti per Pavia.

12.000
I cittadini pendolari che lasciano Pavia per andare a lavorare in altre città, soprattutto Milano.

Da 86.000 a 68.280
Il numero degli abitanti del comune di Pavia a partire dai primi anni ottanta al 2012. Quasi 18.000 abitanti in meno nell’arco di trent’anni.

Da 37.459 a ben 45.643
È il numero delle unità abitative costruite nel comune di Pavia tra il 2001 e il 2012, tutte a seguito delle autorizzazioni comunali delle giunte di centrosinistra (fino al 2009) e di centrodestra (dal 2009 in poi). Soltanto tra il 2010 e il 2012 il numero dei nuclei famigliari è sceso da 39.108 del 2010 a 36.706. Il Prg Gregotti della giunta di centrosinistra guidata da Albergati prevedeva la costruzione di più di 9.000 unità abitative per 10.000 nuovi abitanti. Chissà in base a quali calcoli demografici e urbanistici si prevedeva un simile afflusso di persone a Pavia. Ancora più misterioso è il probabile afflusso, secondo il Pgt del 2013 firmato Cattaneo, di altri 3.897 nuovi abitanti.

Dalle 3.500 alle 4.500
Sono le unità immobiliari invendute o non occupate. Non è possibile fare una stima esatta dato che non è stato effettuato un censimento.

820
Le famiglie in attesa di una casa popolare o ad equo canone che attendono invano.

66
Come il posto in classifica di Pavia per indice di qualità della vità. È tra le ultime città del nord Italia e ai livelli medi di una città del meridione.

2
Il posto nella classifica stilata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (Aea) delle città UE con il più alto tasso di inquinamento riguardante le polveri ultrafini e l’ozono occupato da Pavia.

Più di 500.000
La cifra spesa per sostenere i costi della politica da parte del comune di Pavia nel solo 2013. Circa 420mila euro erano stati messi a bilancio per le indennità di sindaco, vice sindaco e assessori e altri 105mila euro per i gettoni dei consiglieri comunali.

* cofondatore e redattore del periodico universitario “Jaromil”

…e lui zitto

13 gennaio 2014

di Marco Bonacossa, Rosangela Torriani e Patrizia Zoppetti *

La recente notizia della copertina del “New York Times” dedicata a Pavia non per le sue bellezze ma per essere in Italia la capitale del gioco d’azzardo non ha suscitato reazioni. Silenzio non solo in città ed in particolare nella cosiddetta intellighenzia, ma sopratutto da parte del Sindaco il quale si è limitato a poche parole sconcertanti. Innanzitutto ha messo in dubbio che quanto riportato corrisponda alla realtà pur sapendo da anni ormai e da più fonti che Pavia ha il primato sia della quantità di slot-machines sia delle somme giocate per abitante. Poi si è facilmente consolato – mal comune mezzo gaudio -, dicendo che il problema riguarda tutta l’Italia: insomma per lui nessuna preoccupazione.
Per noi, il fatto che l’edizione internazionale del prestigioso NYT parli del gioco d’azzardo a Pavia non è per nulla un buon viatico in vista della prossima Expo 2015. Ma questo è solo un ultimo episodio.
Analoga indifferenza il Sindaco ha manifestato in altri casi recenti.
Il rapporto de “Il Sole 24 ore” sulla qualità della vita colloca Pavia al 66° posto della graduatoria generale, seguita da tutte le città meridionali, mentre per i furti negli appartamenti primeggia: è al terzo posto. Dal Sindaco ci si sarebbe aspettato un segnale d’allarme e l’impegno a prendere tutte le iniziative necessarie per migliorare la situazione. Invece la sua unica idea è stata di mettere in dubbio i risultati della ricerca. (more…)