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È nata una Stella

23 marzo 2013

Sulla lottizzazione abusiva Green Campus, finalmente registriamo la presa di posizione dell’Università. In un intervento dal quotidiano locale il rettore Angiolino Stella riferisce che quell’illecito (case vendute sul libero mercato invece che date in affitto a studenti) non avrebbe richiesto alcuna convenzione con l’Università. Non è dunque in discussione la lottizzazione abusiva (acclarata) né tanto meno la vendita indebita dei singoli appartamenti sul libero mercato immobiliare, altrettanto acclarata: il rettore Stella nega l’obbligo della convenzione, necessaria a suo dire solo «quando l’iniziativa riguardi attività produttive inserite nel Parco Tecnologico, solo allora la convenzione, oltre che con il Comune, dovrà essere perfezionata anche con l’Università o enti di ricerca pubblici».
Niente è più lontano dalla verità, come del resto rendicontano la replica dell’avvocato Franco Maurici, qui pubblicata, e una recente ordinanza del Tribunale pavese.
È pur vero che sul quotidiano locale – dal quale lo Stella ha ottenuto un giustificato risalto – nulla era apparso sulla fondamentale ordinanza del giudice Marcella Frangipani il 25 maggio 2012 (poi confermata in appello il 19 ottobre 2012), così che al rettore risulta ancora ignota: nel respingere un ricorso di Green Campus, Frangipani scrive che «l’intervento edilizio in questione ricade nella zona destinata dal Prg a servizi per l’Università (U1), tra i quali sono previste anche le residenze universitarie»; e conferma che «la natura pubblica del servizio in questione comporta l’applicazione del comma 21 dell’art. 24 delle Norme tecniche di attuazione del Prg», e così conclude: «la qualificazione delle residenze universitarie come attrezzature di interesse generale discende dal comma 24 delle medesime norme tecniche. (more…)

Il male curabile

4 novembre 2008

di Mattia Laconca

 

 

Dopo aver pestato alcuni ragazzi con mazze e tirapugni, dopo altri numerosi episodi di intimidazione e provocazione, dopo che la Pavia antifascista ne ha chiesto la chiusura della sede, questa sera – 5 novembre – Forza Nuova terrà una manifestazione in Borgoticino. Queste note le ha mandate Mattia Laconca, di Rifondazione comunista. Le postiamo insieme al comunicato dell’Osservatorio antifascista pavese.
                                                                                                                                     
Cittadine e cittadini, il partito della destra radicale Forza Nuova va sciolto nel più breve tempo possibile. Sono ben noti gli episodi di aggressioni e minacce perpetrati da loro esponenti, ormai non più soltanto su siti o fanzine indipendenti, ma anche sui più grandi quotidiani nazionali. Cavalcando un clima di crescente terrore seminato da alcune delle più alte cariche dello Stato (col pieno appoggio di forze che si definiscono liberali, riformatrici e democratiche) diversi esponenti di FN minacciano la pacifica convivenza civica quotidiana, con atti che arrivano in taluni casi alla violenza pesante e gratuita. Il partito di FN è stato fondato nel 1997 da Roberto Fiore e Massimo Morsello; Roberto Fiore fu uno dei fondatori di Terza Posizione e venne condannato dalla magistratura italiana per banda armata, associazione sovversiva, ma l’Inghilterra, dove era latitante dal 1980, non ha mai concesso l’estradizione.
Massimo Morsello fu ritenuto membro dei NAR e venne anch’egli condannato per i medesimi reati. Nell’anno di fondazione, i fondatori Fiore e Morsello erano ancora latitanti a Londra e sono potuti rientrare solo nel 1999, quando ormai la giustizia italiana non li poteva più perseguire perché i 66 mesi di carcere di Fiore erano stati prescritti, e i 98 di Morsello inapplicabili per motivi di salute (è morto infatti nel marzo 2001).
Se questo fosse davvero un partito fedele ai principi della Costituzione Italiana, non si parlerebbe di abrogazione della legge Mancino e non si perpetrerebbero azioni quali incendi, minacce di morte ed accoltellamenti, sui quali la Dirigenza Nazionale del partito tace, o quando si esprime non condanna la cultura violenta che sempre più sta prendendo piede.
Chiediamo dunque lo scioglimento del partito Forza Nuova, essendo alcuni suoi militanti diventati una mina vagante nella vita quotidiana di chiunque non sia riconosciuto secondo i canoni neofascisti che reggono l’ideologia fondante del movimento.
Tutte le cittadine ed i cittadini antifascisti, o che comunque condannano ideologie liberticide, violente, autoritarie e dittatoriali sostengano questa iniziativa promuovendola tramite la propria firma in calce a codesta petizione e diffondendola attraverso la società civile tutta, affinché sia messa (di nuovo, dopo mezzo secolo) la parola fine al culto della prevaricazione e della superiorità ideologica, etnica e razziale.

 

 

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I neofascisti di Forza Nuova hanno cercato di organizzare per oggi, 5 novembre, una nuova marcetta nostalgica stile SS per le strade del Borgo: dopo essere stati protagonisti dell’agguato squadrista di due settimane fa a Pavia, dopo le innumerevoli aggressioni in tutta Italia (quelle al corteo studentesco di Roma e agli studi della Rai sono solo le ultime in ordine di tempo), questi ignobili picchiatori, che conoscono solo legge della violenza e dell’occupazione militare, hanno cercato di offendere nuovamente la nostra città.

Apprendiamo dal Questore di Pavia che il permesso inizialmente (e  scandalosamente) accordato al corteo fascista è stato revocato in  seguito alle nostre proteste. Ancora una volta la Pavia antifascista ha saputo vigilare e mobilitarsi affinché la lugubre sfilata venisse impedita e impegnandosi a vigilare perchè non si verifichino ulteriori provocazioni e perchè alla violenza fascista non sia concesso alcuno spazio. Pavia ha dato una risposta chiara e ferma con le grandi mobilitazioni delle settimane scorse: non tollereremo altre sedi o sfilate fasciste, né in borgo, né a Pavia, né altrove. (Osservatorio antifascista pavese)

 

http://www.firmiamo.it/propostascioglimentoforzanuova

Terre nere

3 novembre 2008

da Pavia, Giovanni Giovannetti

 

 

A Pavia, le cancerogene terre nere della fonderia Necchi sono come le mafie: nessuno le vede, ma inquinano. Prima e dopo la chiusura del reparto, sono state equamente disperse dentro buche, fondamenta e aree dismesse sparse su tutto il territorio comunale. È la perversa democrazia dell’ecobusiness locale, che vuole socializzare le tossine e privatizzare gli utili. I manovratori sono persone che giocano con la nostra salute: a noi i sali dei metalli pesanti e i rifiuti a base di idrocarburi e policitrici aromatici; a loro i proventi dell’urbanistica creativa, e cioè le plusvalenze e le percentuali sul “nero” generato dai subappalti gonfiati.

Una torta da spartire, comprata con la salute di quei cittadini inconsapevoli che andranno a giocare in “quel” verde pubblico o a vivere in “quelle” case costruite sopra le pattumiere della deindustrializzazione.

 

 

Cloache dismesse

 

Ed è vero a Città Giardino, in via Acerbi, dove il Comune progettava di edificare una piscina; e a San Pietro, nell’area Snia, dove il Comune aveva pianificato case, supermercati e una scuola; e lungo il Ticino, a Ticinello e nell’area Vul, dove i pavesi fanno pic-nic; e nella vicina cloaca dismessa dell’ex Landini (chiusa nel 1993, 12 mila mq.) dove abbondano le poco tranquillizzanti tossine della Necchi. E proprio qui una delibera di Giunta (10 febbraio 2006) ha autorizzato la costruzione di case (già messe in vendita) e verde pubblico, senza prima verificare se l’«indagine geognostica» – disposta dalla proprietà il 30 settembre 2005, affidata alla Tecnodreni – fosse attendibile o meno. Quel documento sostiene che «l’area non è contaminata».

Ma l’«indagine» risulta molto carente: solo 8 i carotaggi “a secco”; non si specificano le differenti tipologie né le caratteristiche chimiche dei cosiddetti «materiali di riporto»; nessuna verifica sulla contaminazione del terreno sottostante. Inoltre l’inquinamento della falda acquifera viene dichiarato «entro i limiti», nonostante l’assenza di un’adeguata analisi a monte e a valle. Si pone l’accento solo sulle due cisterne interrate, per il combustibile da riscaldamento, che i proprietari hanno provveduto a rimuovere nel luglio 2007.

Ma l’inganno emerge: la legge prevede il benestare dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (A.r.p.a.); i tecnici si recano quindi sul posto e constatano la presenza delle terre di fonderia.

Ha così inizio il braccio di ferro: da una parte le proprietà e il Comune, a prendere tempo; dall’altra l’A.r.p.a. a incalzarli con la richiesta di indagini approfondite (lettera del 14 dicembre 2007). Negli stessi giorni Sandro Assanelli, dirigente dell’A.r.p.a. e responsabile per le bonifiche, deve subire un veemente – e lì per lì inspiegabile – attacco politico e personale da parte del vicesindaco Ettore Filippi che, fra l’altro, sulla stampa locale arriva a definirlo «un incompetente». Assanelli lo ha querelato.

Da subito le indagini preliminari sostanziano la presenza di piombo, rame, zinco, idrocarburi e antracene in quantità ben superiori alla norma. Al momento sono annunciati 29 ulteriori “carotaggi” e verifiche in profondità (ci sono quasi 5 metri di materiale di riporto), almeno fino al terreno naturale sottostante.

Le cose non cambiano nella limitrofa area Shell. Al riguardo, il funzionario della Regione Lombardia  Nicola Di Nuzzo ha inviato al Comune una memoria nella quale scrive che le terre nere di fonderia non sono pericolose per la salute. Guarda caso, Di Nuzzo è lo stesso funzionario che ha gestito la discussa pratica della bonifica all’ex Sif Furfurolo di Valle Lomellina (costo: 14,5 milioni di euro!); secondo l’A.r.p.a., per la messa in sicurezza di quell’area ne sarebbero bastati 1.250.000.

 

 

Edifici galleggianti

 

Sta proseguendo il gioco di ruolo tra alcune imprese e la pubblica amministrazione; un gioco che gonfia i portafogli, tanto quanto le fondamenta di alcune costruzioni. Impareremo mai? Ancora si ironizza sui rifiuti di fonderia messi a tappetino nelle fondamenta della Facoltà di Ingegneria al Cravino che, in caso di pioggia, gonfiavano tanto da rendere “ballerino” l’edificio. Quell’imbarazzante rompicapo venne risolto da un notissimo (e superpagato) ingegnere strutturista.

Così come la chiusura della Necchi è stata devastante per l’economia e per l’occupazione locale, altrettanto devastante è il suo lascito in sostanze dannose per la salute. Con buona pace per quel Filippi che ebbe a dire (e chissà perché) che le nostre denunce dell’inquinamento cancerogeno erano «solo cazzate». Gentile Procuratore capo Gustavo Cioppa, ci dica: sono «solo cazzate»?

L’usuraio

1 novembre 2008

da Pavia, Giovanni Giovannetti



Sembrava troppo persino a noi, ma la notizia è ormai di dominio pubblico: oltre che abusivista, donnaiolo molesto e grande accusatore del galantuomo Giurato, il Commissario aggiunto Domenico Pingitore sarebbe anche un usuraio. Lo hanno denunciato due commerciati in difficoltà, titolari di un negozio di generi alimentari in Strada Nuova, ai quali Pingitore ha dato 20.000 euro, e da loro avrebbe preteso in restituzione più del doppio. Secondo il Commissario aggiunto, quei soldi in più erano «a garanzia», quasi a dire «per il disturbo». Di parere opposto i due accusatori. Nel frattempo, la Procura «a garanzia» gli ha notificato un avviso. Stando ai «si dice», l’usura a danno dei due negozianti non sarebbe un caso isolato.

Nel gennaio 2006, parlando ai quadri della Polizia municipale, il comandante Gianluca Giurato disse che, quando era ufficiale dei Carabinieri, aveva più volte notato alcuni vigili riempire l’auto di servizio con generi alimentari o altro, presi da questo o quel commerciante. Ammonì che, da quel momento, certi comportamenti sarebbero stati perseguiti, anche perché infangavano l’immagine del Corpo e della Pubblica amministrazione. Molti dei presenti manifestarono una aperta approvazione; altri invece si guardarono negli occhi, chi preoccupato chi infastidito. Uno dei vigili disse: «Se questo comincia a rompere i coglioni, non resterà per molto tempo con il culo sulla sedia di comandante». Quel vigile era Domenico Pingitore, lo stesso Pingitore che, dopo l’infamante sospensione di Giurato dal servizio, si è visto nominare responsabile della sicurezza di palazzo Mezzabarba (sic!) da Ilaria Balduzzi, capo di Gabinetto del Sindaco.