Posts Tagged ‘Scampia’

Le vastità di Scampia 9

17 settembre 2012

di Giacomo D’Alessandro

Cosa è stato?

Tirare le somme del mio passaggio a Scampia non è facile. E’ un ritorno lungo, tra i più incisivi che avrò vissuto, mi sembra di capire. Dopo averne comunque scritto molto, tentando di rimettere in ordine i vari incontri, non c’è un dipinto di parole che possa tirarne fuori e condividere tutto ciò che è stato. So solo che per la mia vita questi giorni sono preziosi, lo “sono” al presente, perchè lo restano.
Se nelle tappe precedenti ho avuto modo di osservare alcuni miei limiti, Scampia ha scoperchiato quasi potentemente la mia capacità di “stare“. E ancora ora non posso che offrire pennellate, voci, immagini, parole di questo passaggio. Cosa è stato, mi chiedono in molti…
E’ stato percorrere – coi miei passi di sempre – le vastità di un luogo senza senso. E’ stato sporcarmi letteralmente i piedi. E’ stato iniziare la giornata con le urla delle prediche del vecchio Pizzuti, proseguirla andando tra i palazzi a cercare e raccogliere bambini assonnati, è stato portarli sulle spalle al parco, farli giocare, insegnare loro qualche accordo di chitarra. E’ stato perdermi alla ricerca dei vari posti, solitario per lunghi viali deserti. E’ stato accorgermi di prendere a riferimento certi cumuli di rifiuti per individuare gli svincoli giusti. E’ stato entrare nelle “vele”, i palazzi mostri di rovine, monnezza, abusivismo, perdizione, giri di droga. E’ stato entrare in casa dei bambini col padre che mi offre un bicchiere d’acqua; una casa linda e pulita, dove non manca nulla, un padre normalissimo, dei bambini bellissimi.
E’ stato muovermi per Napoli in lunghe tratte di metropolitana, è stato salire al Parco del Virgiliano ad ammirare il tramonto sul golfo insieme a tutti i ragazzi Scout. E’ stato fare grandi pizzate “a metri”. E’ stato sentire per telefono i miei più cari amici, da lontano, senza trovare le parole per raccontare dov’ero, cosa mi stava capitando. E’ stato raccontarsi la vita con un newyorkese immersi tutti e due nell’assurdo continuo di questo posto.
Passare a Scampia, con un briciolo di fiducia, è stato poter scoprire che nel non senso e nel silenzio e nel vuoto opprimente di questo posto si trovano oasi e perle e sorgenti di una bellezza che altrove è introvabile. La bellezza nell’inferno. L’inferno nella bellezza. Un mondo a parte, davvero. Per il luogo, la gente, le consuetudini. Per le energie, il lavoro, le vite spese qui, a servizio.
In fondo, non è stato altro che vivere con il mio corpo, la mia mente, il mio spirito, esattamente quello che ho trovato scritto al mio arrivo qui: “Basta crederci, e trovi un mare di bene a Scampia”.

Le vastità di Scampia 8

15 settembre 2012

di Serena Gaudino

Negli ultimi giorni su tutte le prime pagine dei più importanti quotidiani non si parla altro che del ritorno, inasprito, della guerra di camorra a Scampìa. Una guerra dettata dall’assottigliamento degli spazi di mercato, dalla ridistribuzione del potere, dalla comparsa di nuovi personaggi che vogliono entrare nel gioco. Con l’uccisione, a circa un mese di distanza di due personaggi importanti del losco giro camorristico, i giornali paventano il ritorno della più famosa faida che durante tutto il 2004, e fino a oltre la metà del 2005, ha contato oltre settanta morti (tra cui anche innocenti cittadini o solo parenti o affiliati dei clan in guerra). Dal 2005 a oggi però la guerra tra i rivali si è soltanto placata. Non si è mai fermata. Ogni tanto, comunque ci è scappato il morto. Ogni tanto, comunque si è celebrata una vittoria, da una parte e dall’altra. E oggi che hanno ripreso ad ammazzarsi tra clan rivali, si stanno di nuovo mischiando le carte.
Ma da quel 2005 a oggi cosa è cambiato a Scampìa? Quanto e come ha investito lo Stato e la politica locale in questo quartiere?
Molto poco. O tantissimo, dipende dai punti di vista. Quello istituzionale farebbe un quadro rivoluzionario delle proprie imprese in questo quartiere dove è previsto il completamento dell’edificio che ospiterà la facoltà di medicina (si sa però che nessuno dei professoroni vorrebbe venirci e che comunque sono finiti i soldi per terminare i lavori), il completamento del nuovo centro direzionale con abitazioni residenziali e il completamento delle famose case che andranno a sostituire definitivamente gli spazi abitativi delle “vele”.

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Le vastità di Scampia 7

14 settembre 2012


Fabrizio Valletti, superiore della comunità dei Gesuiti di Scampia, è responsabile del Centro Hurtado, assistente delle carceri, assistente scout, nonché rettore dell’Istituto Pontano di Napoli.

Le vastità di Scampia 6

11 settembre 2012

di Giacomo D’Alessandro

Il cappello di Pizzuti, la sciarpa di Zanotelli

Il primo gesuita, sociologo, già professore universitario e autore di vari saggi. Il secondo comboniano, missionario, impegnato per anni nelle baraccopoli di Korogocho, in Africa, uno dei maggiori attivisti italiani sui diritti civili e i beni comuni.
Pizzuti ho avuto il privilegio di averlo “in casa”, visto che nonostante i suoi 83 anni continua ad abitare nell’appartamento al nono piano del Parco Lara di Scampia, con gli altri gesuiti. Semplice tra la gente, fino alla fine.
Lo vedi inforcare il cappello bianco e uscire solo per le strade di Scampia, qua e là tra i suoi impegni, la messa mattutina nella parrocchia, un incontro, una commissione, una visita ad amici o collaboratori. In casa passa il tempo a leggere, a smanettare sul suo vecchio computer scrivendo articoli o mail, a riposare dietro le persiane chiuse per il caldo soffocante. Le sue prediche al mattino scuotono tutti, dalle devote signore dei palazzi accanto ai gruppi Scout venuti da chissà dove.
Poche parole per lanciare il messaggio rivoluzionario del Vangelo, stimolare la coscienza civile, alimentare la speranza del cambiamento che comincia da noi. Lui, vecchio e gracile, il più radicale ed entusiasta.
Abbiamo passato più di un pomeriggio insieme a confrontarci sulla metodologia della mia ricerca, sui criteri sociologici e le idee pratiche, sulle fonti e le impressioni generali. La sera è andato a riposare presto: l’indomani di buon’ora avrebbe preso la metropolitana per andare con il suo amico Zanotelli in prefettura. “Con il caldo che c’è – mi dice – bisogna che portino dell’acqua ai campi Rom. Non possono lasciare così dei bambini”.

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Le vastità di Scampia 5

7 settembre 2012

di Giacomo D’Alessandro

Enrico nella Casa Arcobaleno, l’energia di Serena, i murales di Mirella
Più difficile è stato trovare la Casa Arcobaleno. Muovendomi a piedi attraverso grandi incroci, percorro vie interminabili per circumnavigare palazzi interminabili, schivo detriti, macchie di percolato e qualche cumulo di monnezza, il tutto con un sole famelico sulla nuca.
La prima cosa che imparo, arrivato a destinazione, sono i colori. Tutto è colorato, come da mani di bambino. E di bambini se ne trova sempre uno sciame nel cortile. La seconda cosa che imparo è che dove c’è Enrico ci sono bambini. “Fratel” Enrico, per la precisione, un uomo brizzolato sui 40, corpulento, voce tranquilla.
Mi accoglie in un grande salone arredato come una classe elementare, ci procuriamo una brocca d’acqua fresca e tentiamo di chiacchierare tra un assedio dei ragazzi, le domande di un volontario e un saluto di chi passa. Più volte durante questo viaggio mi sono chiesto cosa possa pensare la gente che mi incontra. Questa volta sono arrivato totalmente di sorpresa. E nuovamente vengo accolto in un’atmosfera da “amici di vecchia data”.

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Le vastità di Scampia 4

3 settembre 2012

Dieci anni nel campo rom di Scampia, sperimentando il cambiamento

Le vastità di Scampia 3

31 agosto 2012

di Giacomo D’Alessandro

Carmela e Figli in Famiglia, Aldo e la Comunità di Base
Nel primo pomeriggio mi sposto a San Giovanni a Teduccio, lungo la circumvesuviana. E’ qui che incontro Carmela Manco, fondatrice della comunità Figli in Famiglia. In un luogo in cui – racconta – quando arrivò lei trent’anni fa la gente viveva nelle stalle, e i bambini stavano chiusi in casa o abbandonati per strada, Carmela ha fatto la scelta di “abitarci” per dare quello che mancava più di tutto: una famiglia.
Carmela ” ‘a Chiesa”, la chiamano qui. Lei che, donna e laica, è andata a vivere con un prete, don Gaetano, e insieme a lui ha cercato giorno dopo giorno di rispondere ai problemi della gente, andando di casa in casa, ospitando in canonica ragazzi in difficoltà, ottenendo finalmente lo spazio di una vecchia fabbrica diroccata che oggi appare un’oasi nel deserto.
Bar, tavolini, cortile pulito, palco per spettacoli, giochi per bambini, un laboratorio di restauro, un punto di ristorazione… Mi racconta queste cose con un’energia travolgente, una passione e una fiducia sconcertanti, così concreta e coraggiosa, così poco artificiosa e complicata. Non tralascia le difficoltà, le solitudini, le trepidazioni per i debiti da pagare…

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Le vastità di Scampia 2

28 agosto 2012

di Giacomo D’Alessandro

Sergio, panda rossa, campo Rom, speranza e diossina
I primi giri per Scampia li faccio in macchina con Sergio, nel sole accecante che arroventa asfalto, cemento, monnezza. Poco più di 40 anni, vicentino, Sergio è gesuita. Spalle larghe, fare deciso, pantaloncini e maglietta con su la polvere di Scampia, mi racconta aneddoti e curiosità, mi dà gli strumenti, giorno dopo giorno, per leggere quello che vedo, e notare quello che non si vede a un primo sguardo.
Sulla sua vecchia panda rossa mi porta al campo Rom. Scampia ha cinque campi Rom dei sette presenti a Napoli. E visto che “i Rom non sono gente”, nella cattiveria comune, la strada che porta al campo è una enorme discarica a cielo aperto, alta e larga metri, sciolta dal sole. Il puzzo è irrespirabile. Dentro, i campi sono più puliti dell’intero quartiere, più ordinati, quasi più umani. Scambiamo due parole, alcuni di loro sono preoccupati perchè qualcuno ha scoperchiato un grosso tombino e c’è il rischio che i bambini si facciano male…
Sergio mi mostra una baracca dove ha scelto di abitare un pastore Battista, con la moglie. Una presenza, un integrarsi al contrario, una scelta di “camminare con”, condividendo tutto quanto.
Racconta sempre aneddoti allucinanti, il Sergio, che danno un’idea della realtà in cui si trova immerso da circa sei anni. E’ lui che organizza e accoglie i gruppi Scout che da tutta Italia vengono in estate a fare servizio. Lui che pensa a portarli in giro, che li mette a contatto con il luogo, procura le testimonianze, propone dei servizi, si preoccupa della pratica delle attività del Centro Hurtado.

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Le vastità di Scampia 1

23 agosto 2012

di Giacomo D’Alessandro

Il mio arrivo a Scampia è in metropolitana, verso sera. Di fronte a me, su due grandi palazzi bianchi, due manifesti giganteggiano la scritta “Benvenuti a Scampia. Se ci credi, puoi trovare un mare di bene a Scampia”. Autore: il Centro Hurtado. E’ proprio lì che sto andando. Cerco di orientarmi dalle poche indicazioni ricevute per telefono.
Cammino, i viali sono larghi, costeggiati da ampie aiuole. Piene di spazzatura. Qualche macchina sfreccia qui e là. Nessuno in giro. Chiedo ad alcuni passanti. Ci capisco sempre di meno. Nel rossore del tramonto, giganteschi palazzi scalcinati come cupi mostri assopiti mi sovrastano. Mi sembra di andare verso nulla. Di essere nel nulla. Silenzio. Questo posto è muto, celato, senza brecce.
Ad un certo punto mi avvicino a un ragazzo, sul marciapiede. Mi dice che può portarmi lui, va nella stessa direzione. Intanto aspetta. Dal balcone del primo piano gli calano una vaschetta di plastica blu attaccata a una corda. Lui ci molla dentro 10 euro e raccoglie un pacchetto di sigarette. Poi andiamo. Mi chiede cosa ci faccio qui. Gli dico che mi fermerò qualche giorno per fare alcuni incontri, conoscere le realtà che lavorano qui, vedere Napoli…

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