Buchi e buche

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La galleria del TAV sotto Bologna e i danni già fatti
di Paolo Ferloni

Di questi tempi Anna Maria Cancellieri, nella nuova veste di ministro dell’Interno, a proposito della compatta protesta della cittadinanza, dei sindaci e della Comunità montana Val di Susa e Val Sangone dichiara: «Con i sindaci siamo pronti a qualsiasi tipo di discorso e di dialogo, ma l’opera va avanti perché non ci sono dubbi su questo».
Un vero e proprio ossimoro per Idra, associazione di volontariato di Firenze che tutela la qualità di vita e dell’ambiente: il dialogo non è possibile là dove già in partenza si esclude di ascoltare e di prendere atto delle eventuali ragioni dell’interlocutore. In particolare se l’interlocutore sono i sindaci e la Comunità montana, la prima interfaccia della popolazione nel sistema rappresentativo.
Ha esperienza diretta di danni e ritardi TAV il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri?
Sì: a Bologna, dove la Cancellieri si insediò a Palazzo d’Accursio nelle vesti di Commissario prefettizio, esercitando per 15 mesi il governo della città, fra il febbraio 2010 e il maggio 2011.
Secondo i cittadini – e in particolare il Comitato di via Carracci – inutilmente i bolognesi le chiesero, anche pubblicamente, di poterla accompagnare lungo via Carracci per mostrarle di persona il livello di sofferenza della parte di città attigua ai lavori per la stazione, e documentarle la fondatezza della propria protesta e indignazione. Lo attestano cronache reperibili anche in rete. Ma Anna Maria Cancellieri – lamentano i bolognesi – non risulta avere accolto l’invito della popolazione, come riferisce l’Associazione toscana Idra che ha stabilito con quel Comitato un rapporto di collaborazione informativa, e ha potuto documentarsi su cosa fece in quei 15 mesi il Commissario prefettizio.
Pare che a Bologna, in conseguenza dei lavori TAV, centinaia di cittadini si siano rivolti alla magistratura emiliana, a partire da ottobre 2009, intraprendendo class actions contro i responsabili del grave deterioramento delle condizioni di vita e della desertificazione delle attività economiche intorno al cantiere della stazione sotterranea TAV del capoluogo emiliano. Da anni si verifica una esposizione intollerabile dei cittadini residenti alle polveri sottili, all’inquinamento acustico anche notturno e alle vibrazioni. I lavori hanno prodotto crepe importanti in numerosi palazzi, alcuni dei quali è stato necessario evacuare, altri puntellare per tutta l’altezza della tromba delle scale. La realizzazione della stazione accusa peraltro crescenti ritardi, che ora sono di quattro anni. Per di più, in un contesto di totale carenza di informazione.
Il ministro Cancellieri afferma con enfasi che «la violenza non sarà tollerata, non è tollerata, non sarà tollerata, non si può giustificare». Ma converrebbe forse verificare meglio in cosa consista la violenza. Se non rientri nella categoria anche e soprattutto la scelta di prescindere dalle argomentazioni tecniche proposte invano dagli esperti da anni e anni ai governi che si sono finora succeduti, e da ultimo – altrettanto invano – anche al cosiddetto “governo tecnico” Monti, e al premier stesso. E se non faccia violenza alla convivenza civile il rifiuto vedere, studiare e capire la realtà da parte di chi ha il dovere di governare la città o lo Stato.

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