Leo, uno di noi

by

di Giovanni Giovannetti

Leo Zanier

Libers… di scugnî lâ di Leonardo Zanier, l’emigrazione, l’immigrazione e il “25 aprile” di chi tuttora è libero solo di partire.

Ci sono libri che più di altri danno caratura e profondità a un progetto editoriale; la riproposta in quattro lingue delle poesie di Libers… di scugnî lâ di Leonardo Zanier (il friulano della Carnia e l’arabo come lingue principali; italiano e francese a piè di pagina) rende merito a un’opera e a un autore che non smette di essere attuale e anzi, lo ha scritto Andrea Ermano, la sua poesia possiede «una forza incredibile, un impatto che aumenta con il tempo».

Di Zanier, delle sue opere letterarie e della sua vita privata e professionale, nulla ho saputo sino al 1977. Quell’anno esce l’edizione Garzanti del suo Libers…, un canto che mi cattura al punto da indurmi a cercare notizie su di lui: avrei voluto conoscerlo, fotografarlo (era il mio mestiere), farci due chiacchiere. Chiedo allora in casa editrice; Anna Drugman, la responsabile dell’ufficio stampa di Garzanti mi segnala che Zanier vive in Svizzera tra Zurigo e Riva San Vitale e che di mestiere è perito edile e sindacalista. Apprendo che in Svizzera, l’antifascista e antirazzista Zanier è stato per anni uno dei principali animatori della federazione delle Colonie libere (dove ha contribuito ad alfabetizzare e a forgiare professionalmente i più bisognosi tra i lavoratori immigrati); coordina poi l’Ecap-Cgil, l’Ente sindacale di formazione e di ricerca, una struttura transnazionale attenta fra l’altro ai problemi delle marginalità e delle povertà.

La Svizzera… Mio padre e mia madre si son conosciuti da migranti nel Canton Vaud: lui, guardiano dei porci, figlio di contadini toscani; lei, cameriera lombarda, figlia di un famèi e cioè di un mungitore; a Orbe hanno incrociato i loro destini e per questo motivo anch’io, pur lucchese, pur pavese, mi ritrovo un po’ “svizzero-francese”.

Boh, prima o poi questo Zanier lo incontrerò, dico a me stesso. Vedi il destino, è ciò che accade una manciata d’anni dopo grazie ad Anna, la figlia primogenita di Flora Ruchat-Roncati, che di Leo è stata moglie.

Ad Anna Ruchat, scrittrice e traduttrice dal tedesco, devo molta gratitudine. Con lei per qualche anno ho condiviso l’impegno nel sociale e le nascenti edizioni Effigie. Qualche volta da Pavia si saliva a Riva San Vitale, da Flora e Leo. Durante una di queste visite butto lì un mio progetto, subito accolto: la traduzione in arabo di Libers…, così da raccontare agli immigrati arabofoni di ora l’avventura di tanti loro coetanei italiani di allora, egualmente speranzosi e disperati, e come loro liberi solo di migrare.

Ma le poesie di Libers… sono anche un attento affondo sull’uomo, da sempre indotto a spostarsi per vivere, pur consapevole di dover morire: «vivi par no murî», «vivi per non morire» scrive Leo, anche se partire «è morire / un po’ ogni giorno» (e tante rotte migratorie d’oggi mettono concretamente a rischio la vita di chi può solo partire, fuggendo da fame, guerre o calamità).

La nuova edizione quadrilingue, leggermente rivista dall’autore, esce finalmente nel 2012, quarantotto anni dopo la prima edizione. L’ha ben tradotta in arabo Ayad Alabbar, insegnante iracheno di lingua e letteratura araba presso l’Università di Torino. Come Alabbar scrive in postfazione, si è trattato di «rimettere la maggior parte delle poesie in metrica araba», restituendo così ai versi una particolare musicalità, come se l’autore fosse un poeta nativo «del deserto del Najd», a nord della penisola arabica.

In conclusione ricorderò che Leo, nonostante l’età avanzata, si è speso molto nel promuovere questo libro. Indimenticabile e toccante nel settembre 2016 quell’incontro al Festivaletteratura di Mantova, nella sagrestia della chiesa di San Barnaba, in dialogo con un altro friulano vicino ai migranti e ai marginali come il sacerdote Pierluigi Di Piazza.

Zanier ci ha lasciati il 29 aprile 2017, quattro anni fa. Mandi Leo.

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