A respirare quel vento 3

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di Giacomo D’Alessandro*

Mi alzo prima. Una buona nottata. Mi metto un poco in preghiera. Paura e solitudine, le parole che mi suggerisce la meditazione sulla passione di Gesù; dopo il tradimento degli amici che non vegliano e pregano con lui, paura e solitudine.
Le conosco davvero, queste sensazioni?
Come le sento in rapporto a me, e soprattutto in rapporto a questi luoghi?
La guerra delle sveglie era qualcosa di ovvio. Già la prima sera quando si è tirato in ballo il tema, si è sfiorata la pugna gladiatoria. Alzarsi presto o tardi? Sfruttare il tempo o recuperare un po’ di stanchezza? La contrattazione va avanti spietata, fino al compromesso. Come se non fosse chiaro che prima di tirarci giù dal letto tutti la lancetta avrebbe percorso con calma ineffabile almeno un’altra metà del quadrante…
Da Cracovia per Auschwitz ci sono diverse possibilità. Tanti, troppi viaggi organizzati e tour guidati. Il treno. E il bus. Quest’ultimo, diretto a Oswiecim che è il nome moderno del paese, impiega circa un’ora e dieci dal bus center di Cracovia, vicinissimo al centro storico, fin proprio davanti all’ingresso del campo principale. Ci sediamo in fondo, e viaggiamo in silenzio.
Oggi la giornata di Auschwitz. Ho molte cose dentro, e anche però una condivisione automatica e continua con questi amici che si rivelano davvero un gruppo splendido.
Scriverò al ritorno, credo, il grosso.

Qui sento la fratellanza e la preghiera, la contemplazione e riflessione sulle cose.
(Scritto a posteriori) La strada che da Cracovia porta ad Auschwitz scorre veloce tra campagne di periferia in lunghi tratti dritti che danno un senso dell’unica direzione possibile, inevitabile, verso cui tutto, tacitamente, porta. Poi cominciano i boschi, mentre sorge dentro la voglia di stare in silenzio. Sono betulle, bianche cortecce forti e immobili, il colore della purezza e dell’assenza, il velo che cala sul mondo, l’ammutolire e lo stare immobili dei testimoni immortali che trapassano il tempo e i decenni conservando ogni verità.
Si fa strada negli occhi e diventa colonna sonora del guardare, A volte di Cisco, scritta proprio in un viaggio come il nostro, e le cui parole stiamo per vivere appieno – come sono vere una per una, lo sentiamo nel profondo della nostra pelle.

* in viaggio con Guglielmo Cassinelli, Elisa Falco, Pietro Mensi e Arianna Sortino
(3- continua)
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