C’è chi dice NO!

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di Edoardo Gandini *

I sostenitori del sì al referendum costituzionale utilizzano sempre l’argomento della necessità di fare più leggi in meno tempo.
È davvero così? «Normattiva», un progetto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e delle Camere che ha lo scopo di trasferire sul digitale l’intero corpus normativo vigente, è arrivato alla conclusione che le leggi e gli atti aventi forza di legge vigenti in Italia «potrebbero essere 75.000».
Viviamo in un ordinamento che non ammette l’ignoranza della legge, ma che non sa quantificare con precisione quante leggi siano in vigore.
Chiunque abbia a che fare con la burocrazia e il diritto sa perfettamente che il nostro sistema non è affetto da una patologia quantitativa, bensì qualitativa.
Il bicameralismo paritario non impedisce di legiferare: secondo l’Ufficio studi del Senato della Repubblica nella XVI legislatura ogni legge ordinaria viene approvata in media tra Camera e Senato in 53 giorni, ogni decreto viene convertito in legge dalle due Camere in 46 giorni, i disegni di leggi approvati con più di quattro letture sono 3 mentre quelli approvati con quattro letture sono 12, con tre letture sono 75 e con sole due letture ben 301.
I dati provano oltre ogni ragionevole dubbio le falsità del Governo e dei sostenitori del sì.
I problemi, eccome se ce ne sono, sono dovuti alla qualità delle leggi e alla volontà politica.
Quanto alle prime, la pessima tecnica legislativa dei nostri tempi dà vita a testi normativi incomprensibili, complessi e confusi come la stessa riforma costituzionale firmata Renzi-Boschi-Verdini.
È una tecnica legislativa ormai diffusa, nemica dell’interesse pubblico e molto utile alle più indicibili esigenze che possono sguazzarci allegramente.
Quanto alla volontà politica, ancora un paio di dati ufficiali: le leggi ad personam berlusconiane furono fulminee (su tutte ricordo il Decreto salvaliste del Pdl approvato in 7 giorni), la manovra correttiva del Governo Monti nel 2011 passò in 8 giorni, la legge Salva Italia di Monti e Fornero in 16 giorni, la ratifica del Trattato sul risanamento bancario del 2016 tagliò il traguardo con uno sprint di 13 giorni.
Al contrario, nel 2012 la proposta anticorruzione di Idv (poi assorbita nella Legge Severino) ebbe bisogno di 1.256 giorni e passò solo perché ormai al termine della legislatura, la legge Centaro contro usura e estorsione passò in 1.357 giorni, il riconoscimento dei figli naturali dopo 1.259 giorni e che dire della legge sulle Unioni civili che cominciò il proprio iter nel remoto 1987 per concludersi solo pochi mesi fa?
Il 4 dicembre siamo chiamati a un voto secco tra un sistema che funziona, seppur controllato dalle mani sbagliate, e un sistema confuso e torbido che garantirà a quelle stesse mani ampi spazi di manovra.

* Comitato Democrazia Costituzionale per il NO al referendum

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