Il formattattore (seconda parte)

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La vera storia di Alessandro Cattaneo
di Giovanni Giovannetti

Regolamento di Polizia urbana… finanziamento delle scuole private cattoliche… sgombero di quei «delinquenti» del centro sociale Barattolo con il contributo di un indagato per mafia e un indagato per associazione a delinquere… Prosegue il nostro promemoria sulle gesta pavesi del sindaco “formattatore” Alessandro Cattaneo.

Legalità vo’ inscenando

Non deve dunque stupire che il nuovo Regolamento di Polizia urbana, voluto dalla Giunta Cattaneo, prevede il reato di accattonaggio, in contrasto con le leggi dello Stato e la Costituzione.
Il testo intitolato Comportamenti contrari alla decenza ed al decoro urbano (articolo 17, paragrafo H) ammannisce invece multe fino a 400 euro a carico di chi raccoglie «questue, causando disturbo ai passanti anche con la semplice presenza sui marciapiedi». Intimidazioni fuorilegge confermate poco oltre, all’art. 52: «È assolutamente vietata sull’intera area pubblica del territorio comunale, anche in cambio di attività quali lavaggio vetri dei veicoli od uso di strumenti musicali, l’attività di chiedere elemosine». Ovvero il Regolamento pavese persegue la mendicità in generale, quando l’ordinamento vigente non vieta affatto la semplice richiesta di aiuto (Corte Costituzionale, 28 dicembre 1995, n. 519) e persegue solo chi minaccia l’incolumità delle persone e la sicurezza urbana.
Emergenza accattonaggio a Pavia o in Italia? Sindaco Cattaneo, non diciamo fesserie. Non a caso, persino l’ex ministro lumbàrd Maroni, nel suo “Pacchetto sicurezza”, distingue tra la mendicità in quanto tale (lecita) e quella vessatoria o violenta, oppure favorita dallo sfruttamento di minori (da perseguire).

Il “Pacchetto” circoscrive l’intervento dei sindaci alla repressione dell’accattonaggio con l’impiego di minori e disabili (già previsto dall’art. 671 del Codice penale) e ai «comportamenti che possono offendere la pubblica decenza» – come la mendicità vessatoria, quando essa varca il confine della violenza privata – ovvero alle «situazioni urbane di degrado o di isolamento che favoriscono l’insorgere di fenomeni criminosi».
Anche a noi l’accattonaggio come sistema di vita piace poco o punto. Ma un conto è vederla diversamente, altro conto è criminalizzare, proibire e reprimere la libera pratica dell’accattonaggio (un diritto), senza peraltro educare, affrancare, emancipare.
 Per molti poveri e nuovi poveri – italiani e stranieri – la questua rappresenta l’ultima frontiera, l’unica misera fonte di guadagno.
Cosa inscena il sindaco Cattaneo per sottrarre dalle povertà i questuanti? Articolate politiche di welfare locale? Cattaneo reprime, sostenendo culture proibizioniste e la criminalizzazione dei miserabili invece delle povertà: poveri da nascondere, spazzatura da spostare sotto qualche altro tappeto, specie quando si tratta di stranieri, quelli ancora più miserabili e digiuni dei diritti come, per l’appunto i Rom rumeni.
Poi ci sono 350 Sinti. Sono zingari, ma anche cittadini pavesi e stanziali da più generazioni. Bivaccano nel lager di via Bramante o più comodamente nel campo di piazza Europa, ai margini del centro storico. Anche per loro il Cattaneo annuncia una nuova allocazione: fuori città, in un campo vista canile.
Poveri? No grazie. Per ordine del sindaco dal novembre 2009 è persino vietato dormire in auto («ma anche sui camper»): un’Ordinanza acutamente preventiva, per «evitare che possano riversarsi su Pavia» gli zingari sgomberati da Milano. Tuttavia i Rom sembrano un pallido pretesto: altro che crociata antirom, altro che «Ordinanza antinomadi»: questa nuova opera dell’ingegno Mezzabarba è una vera e propria ordinanza anticamporella, un binocolo puntato sulle giovani coppie in cerca d’intimità: mai più sedili ribaltati «dalle parti della Sora o di San Lanfranco»; mai più languidi sospiri lungo il fiume a Ticinello o al Vul… A ben altre «zone sensibili» sembra interessato il giovane bacchettone Cattaneo, e se ti sorprende a sedili ribaltati ecco la multa. Come dire: certe cose valle a fare nel lettone di Putin.
Poveri? No grazie, compresi i neo poveri, mariti separati senza un tetto e senza un soldo, accampati nell’utilitaria – a Pavia sono alcune decine – dopo che il Tribunale ha loro imposto onerosi assegni di mantenimento e il foglio di via dall’abitazione coniugale.
Infine troviamo i poverissimi, quelli in mezzo a una strada. E qui diventa chiaro che a sbagliarci siamo noi perché, loro, i poverissimi, un’auto non se la possono nemmeno permettere.
Alberga qui la «lungimiranza del nuovo centrodestra, liberale e cattolico-democratica, responsabile e solidale, virtuosa e riformatrice». Parola di Alessandro Cattaneo.

Comunisti!

Alessandro Cattaneo su facebook (novembre 2012): «Scuole materne e nido paritarie cattoliche: con convinzione abbiamo trovato risorse per sostenerle, in un momento in cui alcune famiglie non riescono a pagare le rette e altre istituzioni tagliano i fondi per l’assistenza all’handicap. Pavia garantisce i servizi a tutti!». Il sindaco allude al contributo comunale di 50mila euro a Domus Pacis, Istituto San Giorgio, Pianzola, Maria ausiliatrice e Canossiane.
Così replica un genitore: «Caro sindaco, il nido comunale di mia figlia, quindi gestito direttamente da voi, non privato (ora si usa il termine “paritario”, per fare una comoda perifrasi) né cattolico (il nido comunale accetta tutti senza distinzione come è giusto che sia) ha bisogno di paracolpi, giocattoli, un divano e che venga riparata la finestra della cucina. Con tutto il rispetto per chi manda i figli altrove (ognuno fa le sue scelte e non sono certo io qui a criticare) non trova che la scuola pubblica e comunale dovrebbe avere la precedenza? io le tasse le pago per i servizi pubblici non per quelli privati (ops… scusate… “paritari”). È potenziando il servizio pubblico che si aiuta chi non riesce a pagare le rette dare parte dei fondi per l’istruzione pubblica a servizi privati è molto peggio di un taglio, è un presa in giro! La scuola deve essere di tutti e per tutti!».
E un’altro: «Concordo, soprattutto considerando che un paio di anni fa ne è stato chiuso uno di asilo nido, il Landini».
E altri a seguire: «Se tutti i soldi pubblici andassero a scuole pubbliche ci sarebbero più strutture e meglio organizzate. Le scuole private sono imprese private, né più né meno, e le imprese non possono e non devono prendersi i soldi che i cittadini danno per i servizi erogati dallo Stato».
 
«Chi non arriva a fine mese e non può mandare i figli alla Privata deve tenersi la fatiscente scuola pubblica… comodo! ma chi volete prendere in giro? E comunque questa amministrazione comunale non risponde mai alle critiche… notare come più volte é stato fatto notare la sporcizia e il degrado di molte strade pavesi… ma mai nessuna risposta… solo campagna elettorale! Ho scelto questa città per l’università dato che Bergamo non ha la mia facoltà, ma come degrado fa concorrenza ad una città del sud, peccato che le tasse non lo siano altrettanto!».

«Finanziare le scuole private (siano esse cattoliche o laiche) a detrimento della scuola pubblica è un atto insopportabile. Chi vuole mandare i propri figli ad una scuola privata liberissimo di farlo, ma coi suoi soldi, non con quelli della fiscalità in generale».
«Non è giusto dare soldi pubblici ai privati senza che questi in cambio non diano nulla. Se una scuola privata accetta i soldi pubblici, deve accettare anche un numero di iscrizioni a costo zero dei meno abbienti, indicati dalle istituzioni, ed in numero equo rispetto agli importi incassati».

«I bambini del De Amicis hanno la palestra fuori uso dall’inizio dell’anno… sistemarla no? Non è giusto per loro».
«Che un sindaco, che rappresenta lo Stato laico, si vanti del sostegno che, con soldi pubblici, ha dato alle materne e ai nidi paritari cattolici è un drammatico segno del degrado istituzionale che stiamo vivendo».
Sinistra «ideologica ed antistorica». Comunisti!

Là dove i pistola dettano legge

Quelli del Centro sociale autogestito “Barattolo” non speculavano, non rubavano, non riciclavano denaro sporco, non avevano conti cifrati nei paradisi fiscali ma producevano cultura rispettando la normativa antirumore. L’attività ricreativa del “Barattolo” era tra le poche alternative serali, economiche e di qualità, in una città che ai giovani offre quasi niente: niente cinema, niente spazi, niente di niente. E infatti al Centro sociale del Borgoticino ci andavano un po’ tutti.
Insomma, funzionava. E già che funzionava Cattaneo il 4 maggio 2010 ne ha celebrato la chiusura. Protetti dalle forze dell’ordine, incaricati comunali hanno caricato sopra un furgone ciò che era lì dentro e poi murato l’ingresso: ironia della sorte, alla guida dell’automezzo sedeva Luca Filippi, oggi indagato per associazione a delinquere; all’erezione del muro provvede Antonio Dieni, sodale di Pino Neri: due mesi dopo lo ritroveremo coinvolto nell’indagine antimafia Infinito; è tuttora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Altro che avversarli. L’amministrazione avrebbe dovuto promuoverne di analoghi, chiavi in mano, nel centro cittadino e nei quartieri: i luoghi dell’incontro e del dialogo a volte non facile tra pubblica amministrazione e realtà giovanili, rapporto che oggi sfuma tra le nebbie di anonime periferie slegate dal centro cittadino, periferie che nella migliore delle ipotesi consegnano i nostri ragazzi ai consumi costosi nei bar e nei pub, il regno delle slot machines (Pavia ne conta 538: una ogni 132 abitanti, più del triplo della media nazionale). Al Barattolo non si incontravano slot machines: che fosse questo il problema?
Con una spesa pro capite di 2.900 euro annuali per abitante Pavia è l’indiscussa capitale nazionale del gioco d’azzardo. Una vera e propria piaga sociale, da ben prima dell’ascesa in Comune del sindaco formattatore che, anzi, sabato 11 giugno 2012 ha lodevolmente sfilato in tenuta anti-slot per le vie del centro cittadino, denunciando questa vera e propria piaga sociale che ormai tocca anche i minori. Sicuramente Cattaneo ha letto il Rapporto 2003 della Commissione parlamentare antimafia, là dove il documento rileva che «a Pavia il controllo criminale del territorio non segue la via del “pizzo” ma quella del videopoker». E infatti sopra uno dei cartelli inalberati leggiamo che il clan vigevanese dei Valle-Lampada con le Slot taroccate «guadagnava 25-50 mila euro» al giorno.
Royal Games – la società che gestisce le sale gioco cittadine – ben rappresentata in Comune dal consigliere Giovanni Demaria (dirigente di Royal Games, fa parte della maggioranza che sostiene il sindaco) avrà forse avuto da ridire, ma sottotraccia già che nell’ottobre 2012 il nuovo regolamento comunale volto a contenere le ludopatie viene approvato a danno ormai fatto, gradevolmente preceduto da nuove licenze e trasferimenti d’esercizio in largo Cairoli così come in piazza Crosione, a pochi metri da scuole e oratori. Bene, bravo, bischero.

(2 – continua)
Leggi la [prima parte]

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