In-stabilità

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La legge di Stabilità è un piccolo capolavoro di mediazione
di Elio Veltri

Il governo è democristiano con la presenza al suo interno delle correnti della vecchia Dc: sinistra competente di Andreatta, sinistra politica di De Mita, dorotei di Forlani. Capo del governo, vice e ministri lo sono per antica militanza politica, cultura della mediazione, comportamenti, sia pure cercando di resistere alla barbarie della politica nostrana fatta di slogan, teatrino televisivo, ignoranza dei problemi e della storia. Fantastici i parlamentari che intervistati non sapevano cosa è L’IMU, La Tares, L’IRAP ecc. Forse qualcuno avrà anche pensato che fossero frutti esotici. Ma non conoscevano neanche il testo della legge in discussione sui finanziamenti alla politica. E si sono superati quando alla domanda di chi fosse stato il grande imperatore e conquistatore dell’Ottocento dopo Cristo, hanno risposto in coro Napoleone. Mille anni di differenza! Ma ci sta: in un certo senso erano entrambi Francesi.
È stato scritto da Giannini su “Repubblica” che la manovra non fa danni e non risolve i problemi. Eppure, con un po’ di coraggio un po’ di miliardi si sarebbero potuti trovare. Suggerisco qualche possibilità. Gli incassi fiscali per ruoli emessi dallo Stato negli anni 2000-2012 avrebbero dovuto essere di 807 miliardi ma sono stati di 69 miliardi: 9 euro ogni cento da incassare. Il governo i 730 miliardi non incassati li considera perduti? Se così è, la regola e l’abitudine varranno anche per il futuro. Ecco perché per piccole imprese, artigiani, commercianti le tasse sono insopportabili. Se una parte dei soldi non incassati dallo Stato riguardano proprio queste imprese e categorie , non si poteva puntare sui grandi evasori e incassare? Ancora: le aliquote per le rendite finanziarie non sono state toccate. Il paese ha una ricchezza finanziaria di 3.600 miliardi di euro. Poiché il 10 per cento delle famiglie possiede il 46 per cento circa della ricchezza complessiva del Paese (9 mila miliardi circa), non si potevano aumentare le aliquote sulle ricchezze più consistenti? Ad esempio, da 250 mila euro in su, siano essi investiti in prodotti finanziari o depositati in moneta sonante? E ancora: ai soldi esportati illegalmente perché non si è pensato in tempo utile per farli rientrare e tassarli come hanno fatto altri Paesi? Si poteva cominciare dalla Svizzera, incassando un bel pacco di miliardi, e poi dagli altri paradisi fiscali europei dove sono imboscati 12 mila miliardi di euro, dei quali, sono pronto a scommettere, almeno mille sono italiani. E le tasse evase dalle società concessionarie di slot machine e videolottery? Erano 90 miliardi e il governo ha chiuso l’accordo che vale 500 milioni. Un bel regalo. E mi fermo qui. Non ricordo, per carità di patria, né la montagna di economia sommersa e quindi, di evasione fiscale e nemmeno di economia criminale e mafiosa. Il vero dramma del paese non è tanto la pressione fiscale ma la diseguaglianza, da paese del quarto mondo, tra le famiglie: il 50 per cento delle più povere possiede solo il 10 per cento circa della ricchezza reale e finanziaria del paese. Una diseguaglianza vergognosa che solo una incisiva politica di giustizia sociale può riequilibrare. Sarebbe questo il compito della sinistra. Ma la sinistra non c’è. Spero solo che rinasca con storia e simboli socialisti.

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