Le politiche del fare

by

Diventiamo cacciatori di fondi europei
di Stefania Vilardo*

Nell’ultimo bilancio comunale licenziato da Cattaneo il totale dei fondi europei richiesti o utilizzati è uguale a zero: questa è la “cifra” che meglio di altre descrive l’amministrazione del nostro sindaco.
Per ottenere i fondi europei è necessario avere idee, capacità immaginative, e soprattutto progettuali; niente di tutto questo ha caratterizzato i nostri ultimi anni in città.
Dei soldi sembra che siano stati chiesti, all’ANCI, di cui è vice-presidente il nostro sindaco, e ottenuti anche, ma per fare cosa? Per privatizzare ciò che per ora è pubblico: si racconta che per concludere la ristrutturazione del monastero di santa Clara, futura sede della biblioteca civica Bonetta, è necessario cederne una parte a iniziative commerciali (in sintonia con le funzioni della Biblioteca), o a uso ufficio (vicino non sorgerà il nuovo Tribunale?); senza pensare però che le funzioni a cui deve rispondere una moderna Biblioteca non sono di semplice magazzino librario ma, come avviene in tutti i paesi civili, di centro propulsivo della città: luogo di incontro di persone, del tempo libero di qualità per i nostri giovani, di produzione di saperi, casa di sturt up culturali e sociali.
Perché non chiedere all’Università, presenza importante e spesso realtà a parte, di essere parte attiva nel riempire di contenuti un luogo storico, dimenticato, sottratto alla città?
Qualche mese fa, in pompa magna, sindaco e autorità universitarie hanno dedicato una via della città alla grande filologa Maria Corti, alla sua tenacia nel costruire, anno dopo anno, il Fondo Manoscritti che molte realtà estere ci invidiano e vengono a studiare.
Ci sarebbe un modo più consono di onorare la Maria Corti: dare aria ai suoi manoscritti chiusi alla città e trasformarli nel volano di un centro studi, naturalmente dentro quel luogo di silenzio e spiritualità che è stato il monastero di Santa Clara, insieme ai libri della Bonetta, a spazi per la cultura “autogestita” (brutta, bruttissima parola, per il nostro sindaco) dei giovani (in Germania è vita e pane quotidiano), di incontro per gli anziani, gli immigrati, ecc.: la piazza dei saperi (un festival che duri tutto l’anno).
Chiediamo e otteniamo soldi dall’Europa per rigenerare un bene pubblico, per non svenderlo con un “mitico” project financing che, come abbiamo già visto in città, privatizza gli utili e accolla al pubblico le perdite o i costi.
L’inserto della domenica del “Sole 24 ore” l’ha chiamato «il rammendo delle periferie». È il progetto del senatore Renzo Piano che dice che «siamo un Paese straordinario, […] ma molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee».
Impegnarsi in quest’impresa libererebbe forze economiche sane, ecologicamente ed umanamente sostenibili, e soprattutto porterebbe bellezza e funzionalità ai luoghi che ci sono sempre più indifferenti perché brutti.
Due spunti realizzabili se non ci si rassegna, importanti, di cui le istituzioni si devono far carico ma stimolando anche la partecipazione della città, dei destinatari dei progetti, perché la politica torni a esercitare la sua legittima funzione: progettare e realizzare per tutti spazi di beni e servizi comuni.

* Insieme per Pavia

Annunci

Tag:

Una Risposta to “Le politiche del fare”

  1. Cettina Panzera Says:

    Condivido pienamente quanto scritto. E aggiungo che il caro sindaco dovrebbe girare meno per i talk show nazionali e conoscere meglio le realtà delle zone periferiche della città che lui dice tanto di amare e da cui si dice tanto amato. Pavia è una città spenta e in crisi, con tanti problemi e incapace di rilanciarsi economicamente e culturalmente. Le periferie sono abbandonate ai loro vecchi e nuovi problemi, con situazioni di emergenza sociale mai viste prima. La spregiudicatezza con cui siamo stati amministrati nell’ultimo decennio, o forse più, ha un costo elevatissimo per i cittadini pavesi che si vedono soffiare ogni occasione di riscatto e crescita sociale pregiudicando il futuro dei propri figli destinati solo ad una fuga da questo luogo. Mancano le idee e mancano anche le persone giuste alla guida di questa città che speriamo possa trovare la strada per un futuro politico che apra nuovi orizzonti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: