P.P.P.

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Presentato a Roma, alla Casa del Cinema in Largo Mastroianni  Frocio e basta, libro di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti sull’incompiuto Petrolio, sulla morte e sui possibili scenari dell’assassinio di Pier Paolo Pasolini al Lido di Ostia la notte tra l’1 e il 2 novembre 1975. Con gli autori sono intervenuti Walter Veltroni, Gianni Borgna e il giornalista del “Messaggero” Claudio Marincola. Di seguito la cronaca della serata di Elena Paparelli su “Paese Sera”.

Il mistero di Pasolini 
e la miopia della cultura italiana
di Elena Paparelli

Presentato ieri il volume firmato da Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti che torna su «uno dei buchi neri della notte repubblicana», concentrandosi sulle reazioni degli intellettuali all’assassinio e sulle “fonti” di Petrolio, il romanzo incompiuto pubblicato postumo. Veltroni: «La ricerca della verità sul mistero della morte di Pasolini non l’ha chiusa la magistratura e non la deve chiudere la cultura e tutto il Paese».
Con un titolo provocatoriamente crudo, Frocio e basta (edizioni Effigie), scritto in tandem da Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti, torna sul mistero dell’omicidio di Pasolini (1975), ancora «uno dei buchi neri della notte repubblicana». E lo riaffronta da due angolature: la prima parte si concentra sulle reazioni della cultura italiana all’assassinio; la seconda tratta delle “fonti” di Petrolio, il romanzo incompiuto pubblicato postumo da Einaudi solo nel 1992.
«Una vicenda estetizzata». La morte violenta di Pasolini colpì profondamente l’immaginario collettivo. Da subito la versione dell’omicidio diffusa dai media fu quella che fosse stato «ucciso dal diciassettenne Pino Pelosi in una rissa di natura sessuale». «Furono le parole di Pino Pelosi, dei giornali, della televisione – ha ricordato ieri sera Carla Benedetti in occasione della presentazione del libro alla Casa del Cinema – che convalidarono immediatamente una versione che oggi risulta non stare in piedi. È inquietante che in un paese democratico una versione piena di lacune e contraddizioni sia potuta durare per tanti anni». Perché? Anche diversi esponenti della cultura italiana accreditarono subito quella versione e «incominciarono a interpretarla come se fosse un’opera, un testo poetico». «C’è stata insomma una vera e propria estetizzazione di quella vicenda». La presunta matrice sessuale del delitto fornì infatti a molti lo spunto per ricamarci sopra. «Pasolini – ribadisce l’autrice – fu letto nelle sue ultime opere con un biografismo sessuocentrico che non si dà per nessun altro autore del nostro tempo. E si è creato una sorta di cortocircuito fra una versione del delitto che non sta in piedi ed è solo una copertura e delle interpretazioni che l’hanno resa non solo credibile, ma in perfetta sintonia con la figura di Pasolini così come è stata ritratta e recepita negli ultimi anni».
Petrolio sotto osservazione. Eppure, le domande in sospeso hanno portato diversi a continuare a cercare. Come Claudio Marincola – che ha portato ieri la sua testimonianza di cronista – e che al caso ha dedicato diversi articoli sul “Messaggero”. In Frocio e basta è Petrolio ad essere messo sotto osservazione. «A lungo i contenuti di questo romanzo, che trattava di temi scottanti, erano rimasti sfumati – ha detto Giovanni Giovannetti – Petrolio sostanzialmente parla del potere, degli anni Settanta, di una pagina molto oscura della politica italiana».  Personaggio centrale del romanzo è Eugenio Cefis, in cui Pasolini vede la «mutazione antropologica della classe dominante», e una delle fonti del romanzo è Questo è Cefis di Giorgio Steimetz, che esce in libreria nel 1972 (pubblicato dall’Agenzia Milano Informazioni di Corrado Ragozzino), e che sparisce dalla circolazione soltanto dopo pochi mesi. Il libro di Steimetz «probabilmente pubblicato con l’intento di avvertimento o di minaccia – scrive Giovannetti – racconta la spregiudicata avventura di uno dei timonieri del pubblico-privato, la mescolanza di poteri tra lo Stato e le mafie sommerse economico-finanziarie».
Da Mattei a Pasolini. A scoprire le analogie – puntualmente raccontate in Frocio e basta – fra Petrolio e Questo è Cefis, è il magistrato pavese Vincenzo Calia, mentre stava svolgendo una nuova inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni che il 27 ottobre 1962 morì in un incidente aereo presso Bascapè. Calia legge Petrolio e si accorge che «venticinque anni prima di lui – scrive Giovannetti – Pasolini era giunto alla stessa ipotesi a cui lo stava portando ora la sua lunga indagine: Mattei fu eliminato da un’oscura trama politico-istituzionale interna all’Italia, di cui Cefis era il regista». Pasolini era un intellettuale autorevole e ascoltato, «dunque pericoloso. – ha detto ieri Giovannetti – Il fatto stesso che stesse addirittura scrivendo un’opera il cui titolo era Petrolio è verosimile che può aver allarmato certi ambienti». «La ricerca di Pasolini – ha ricordato Gianni Borgna – era quella della verità, o di volta in volta di precise verità attorno a cui indagava e portava a fuoco la sua analisi con grandissimo coraggio personale». E l’inchiesta sulla morte di Pasolini, riaperta qualche anno fa, solleva di nuovo parecchie domande «Ci auguriamo – ha commentato Borgna – che si arrivi stavolta a dei risultati concreti». «La vicenda di Pasolini – ha detto Walter Veltroni – non è mai aperta quanto oggi, se è vero che Pelosi non era da solo e che è stato imbeccato. La ricerca della verità sul mistero della morte di Pasolini non l’ha chiusa la magistratura, non la chiudono quelli che hanno voluto bene a Pier Paolo, e non la deve chiudere la cultura e tutto il Paese».

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