Stella d’Italia
17 maggio 2012L’Europa come gli USA nel 1929?
15 maggio 2012di Franco Osculati*
Da brutti, sono diventati pessimi. I dati sul lavoro non cessano di peggiorare. All’inizio della crisi, estate 2007, la disoccupazione ufficiale era al 6 per cento. L’ultima rilevazione Istat segna il 9,8 per cento con un tonfo dello 0,2 per cento in rapporto al febbraio 2012 e dell’1,7 per cento rispetto al febbraio 2011. Il quadro si fa ancora più fosco se aggiungiamo i cassaintegrati, coloro che hanno smesso di cercare un’occupazione in quanto scoraggiati, i giovani che né studiano, né lavorano. Sono tutte persone che non rientrano nella statistica ufficiale. Sono altri milioni di vite in sospeso.
E neppure si può dire che tutti gli “occupati” godano di una condizione economica accettabile. Anzitutto, rientrano nel novero anche le persone che “nella settimana di riferimento” hanno lavorato per una sola ora. Inoltre, i salari italiani sia al netto, sia al lordo delle imposte si classificano in fondo alle graduatorie europee. Infine, ciascuno di noi conosce decine di giovani, spesso laureati, con contratti precari da 600-800 euro al mese.
Tenuto conto anche della già troppo ampia pagina dei suicidi per motivi economici, siamo alle prese con uno scenario simile a quello della depressione anni Trenta, sebbene al momento manchi uno Steinbeck europeo che narri di un nuovo Furore.
Dunque occorre reagire, e alla svelta, anche perché, come si legge nei testi di economia, se un sistema si abitua a parametri bassi, nel nostro caso quelli occupazionali, la risalita, poi, è lenta e via via sempre più ardua. Se manca il lavoro, creiamolo.
Il New Deal di Roosevelt si avvalse anche di programmi pubblici di creazione diretta di posti, assegnati al comparto delle infrastrutture e dei lavori socialmente utili. Un progetto di questo genere va approfondito, ma prima di tutto va inteso come possibile, oltre che augurabile. Un posto di lavoro decente per un anno costa, diciamo, 25.000 euro; per un milione di casi sono 25 miliardi. È una cifra notevole, ma non chimerica. A copertura, per esempio, si possono incominciare ad usare i 5/6 miliardi di un accordo, sui depositi, con la Svizzera, da stipulare subito sull’esempio di Gran Bretagna e Germania. Quanto ai contenuti, caro Ministro Passera, sono disponibili non ideone, ma buone idee sì: responsabilizzare gli Enti locali, tanto quanto le organizzazioni imprenditoriali, e privilegiare le manutenzioni, la difesa del territorio e, magari, gli insegnanti di sostegno o i “volontari del marketing” del made in Italy all’estero.
Con notevole verve didascalica il Governo ripete «crescita, crescita». Ma per uscire dall’accademia e entrare nella percezione comune occorre lavoro: per almeno un milione di persone entro, diciamo, la fine dell’anno. In castigo la casta, via i corrotti, ma passiamo all’offensiva. Il rigore di bilancio, sempre e comunque, sta mandando in rovina mezza Europa. Ora basta!
* Ordinario di scienza delle Finanze all’Università di Pavia
Capitani di lunga corsa
13 maggio 2012Formigoni e la filibusta
di Paolo Ferloni
Con il Presidente nel nuovo grattacielo più alto d’Italia, sullo sfondo del «cielo di Lombardia, così bello quand’è bello, così splendido, così in pace» (A. Manzoni, I promessi sposi, cap. XVII). Alla povera regione Lombardia, pur sempre una delle più ricche d’Europa, un danno economico e d’immagine recano i giornalisti malvagi che attaccherebbero e diffamerebbero il presidente della Regione, lamenta Roberto Formigoni tramite i suoi avvocati il 24 aprile 2012. Forse non s’è accorto che i giornali in realtà continuano a fargli una pubblicità estesa e martellante, gratuita e inutile, anzi in se stessa fastidiosa e dannnosa per chi la fa e per chi la subisce, cioè per tutti noi. Leggi il seguito di questo post »
Metti una sera a Pavia…
10 maggio 2012di Giacomo D’alessandro
Facciamo l’ipotesi, solo l’ipotesi, che un gruppo di ragazzi universitari unito in associazione studentesca si metta a organizzare un evento autofinanziato e autogestito, ad esempio un concerto per gruppi studenteschi, con l’idea di valorizzare i talenti giovanili e offrire uno spazio sano e sociale di divertimento alle decine di migliaia di giovani propri di una città universitaria.
E ipotizziamo che questo evento riesca bene una, due, tre volte, anno dopo anno. Ma anche che l’amministrazione in questione, vuoi per diversa sensibilità politica rispetto all’associazione, vuoi per un’inspiegabile indifferenza al bisogno di spazi significativi giovanili, si ponga sempre più antipaticamente nei confronti degli organizzatori, mettendo cavilli e bastoni tra le ruote a livello burocratico, di permessi e di spazi.
Immaginiamo – follia! – che a un certo punto, all’ennesima (letteralmente) edizione del concerto (o concorso? Immaginate come vi pare), l’amministrazione ardisca minacciare gli studenti: se alla mezzanotte precisa non cessa ogni attività musicale, sanzioni penali immediate. Leggi il seguito di questo post »
Stella d’Italia
9 maggio 2012Cammina cammina 2012
di Antonio Moresco
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L’Italia è tramortita. L’Italia ha bisogno di risorgere. Ha bisogno di tirare fuori dalla sua testa, dalla sua pancia e dal suo cuore le energie che pure conserva dentro di sé e che -come è successo altre volte in passato- possono farla risorgere.
C’è bisogno di gesti, individuali e collettivi, che diano una spinta verso questa rigenerazione. C’è bisogno di unire sentimento e visione. C’è bisogno di mettere al mondo e rendere visibile questa urgente necessità e questo desiderio diffuso attraverso gesti significativi e prefiguranti da compiere insieme. C’è bisogno di un incontro non solo mentale e ideale ma anche fisico, che renda visibile e che faccia vivere l’immagine e la possibilità di un’unione dinamica riconquistata, dopo anni di intossicazione, di avvilimento e di mancanza di prospettive, di lacerazioni e di divisioni, territoriali e sociali, in cui c’è stato chi ha creduto di prosperare agitando e acuendo proprio queste divisioni e queste lacerazioni, fino a portarci nel vicolo cieco in cui ci troviamo e da cui è questione di vita o di morte uscire per poter finalmente imboccare altre strade. Leggi il seguito di questo post »
Incoscienza nucleare
6 maggio 2012Incoscienza nucleare di Paolo Ferloni (edizioni Effigie) viene presentato martedì 8 maggio alle ore 18 alla libreria Feltrinelli di Pavia. L’autore ne discuterà con il collega professor Adalberto Piazzoli, notoriamente filonuclearista.
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È bello che il popolo italiano nel mondo contemporaneo sia stato l’unico a prendersi il privilegio di esprimersi con referendum su modi e possibilità di usare l’energia nucleare per produrre energia elettrica, nel 1987 e nel 2011. In entrambi in casi ha prevalso il voto negativo con maggioranze schiaccianti: dell’81 per cento la prima volta e la seconda del 95 per cento dei votanti.
In vista del referendum del 2011 l’autore del libro, Paolo Ferloni, insegnante di Chimica Fisica Ambientale alla Università di Pavia, propose agli studenti che a fine Gennaio avevano occupato una vecchia clinica universitaria nel centro città, dismessa da vari anni, una serie di seminari sui rischi delle esplosioni nucleari militari e sui guai e danni prodotti da incidenti in impianti nucleari civili. Nel giorno dello sgombero degli occupanti da parte delle forze dell’ordine, chiamate dal Rettore a ristabilire un diritto formale col pretesto di inesistenti problemi di sicurezza e ordine pubblico, si tenne in strada per gli studenti espulsi il primo seminario introduttivo, centrato sul confronto fra programmi militari e impieghi civili del nucleare. Leggi il seguito di questo post »
Il cemento nel censimento
5 maggio 2012di Giovanni Giovannetti
E meno male che c’è la crisi e quel suo portato di problemi reali (la fatica di arrivare a fine mese, borghesia impoverita, lavoro che manca, ecc.) così che non si debba perdere altro tempo inseguendo le finte insicurezze “percepite”, ovvero balle, balle che fino a ieri – tanto da destra quanto da sinistra – per molto tempo lorsignori ci hanno raccontato, spostando così l’eccesso di paura dai problemi veri ma rimossi a questi altri indotti, e su su su fino all’odiosa “guerra tra poveri” che divide (et impera) e alla caccia alle streghe. Quante seghe!
Mentre 120 miliardi in euro migravano dai salari ai profitti (5200 euro annuali in meno in ogni busta paga: il 10 per cento!) gli oligarchi del denaro e i lacché della stampa prezzolata sedevano al banchetto della finanziarizzazione dell’economia per poi scientemente criminalizzare i poveri invece delle povertà, trasformando lo zingaro accattone in una minaccia aliena più drammatica della perdita di valore dei salari, o più pericolosa delle mafie, o più allarmante del progressivo aumento delle famiglie in difficoltà economiche. Leggi il seguito di questo post »
La Storia di Milani
4 maggio 2012di Giovanni Giovannetti
C’è chi la storia la racconta in libri autoreferenziali, al più scritti male e grondanti note, e chi le stesse cose sa restituirle quasi fossero la trama di un avvincente romanzo. E solo i più dotati tra i divulgatori arrivano a incidere su coscienze, immaginario e senso comune.
Ieri sera ero alla libreria Feltrinelli di Pavia con Mino Milani a presentare il suo ultimo libro Dall’impero alla Repubblica, quasi 1500 anni di storia italiana narrati con penna e sguardo dello storico militare. Storie di élite politiche e culturali: «scrivo sempre tenendo presente il pubblico – ha detto Milani al quotidiano locale – sia come romanziere che come saggista. Essere comprensibili e piacevoli è fondamentale, specie quando si tratta di argomenti importanti come questi che devono essere patrimonio di tutti». È il filo rosso che lega più di un libro di Milani. Penso alla biografia di Giuseppe Garibaldi, ora riproposto da Mursia, o – ancora per Mursia – Vita e Morte di Nino Bixio e Romanzo Militare, di cui è protagonista il pavese nonché garibaldino Gaetano Sacchi (con Garibaldi fin dai tempi della Legione italiana Uruguay), poi entrato nell’esercito piemontese e dopo l’unità nazionale sceso a combattere il brigantaggio meridionale. Senza dimenticare Risorgimento Pavese, riproposto un anno fa da effigie in occasione del 150° anniversario dell’unità nazionale. A settembre sarà poi in libreria Storia di Tundra, Tiziano Marchesi da Lungavilla detto “Tundra”, dimenticato eroe della Resistenza al nazifascismo. Leggi il seguito di questo post »
Di là il Cappellaio matto
3 maggio 2012di Mauro Vanetti
Ecco più o meno quel che ho detto alla bellissima piazza “alternativa” del 25 Aprile 2012 a Pavia. In piazza Italia parlavano il sindaco (del PdL) e un prete (pure ammanicato col PdL) all’orazione ufficiale. Abbiamo deciso di staccarci dalle ipocrite celebrazioni ufficiali e fare qualcosa di autenticamente antifascista, con un partigiano, un antifascista degli anni Sessanta-Settanta, esponenti delle comunità immigrata e omosessuale, No TAV, compagni di tutta l’area anticapitalista e di sinistra. Il corteo è stato il più grande degli ultimi anni. Gran parte dei presenti e in particolare i giovani sono venuti alla nostra celebrazione in piazza Guicciardi, lasciando sindaco e prete con un palmo di naso. Io ho parlato a nome di Rifondazione Comunista. (M. V.)
Come prima cosa vorrei chiedere a chi sta reggendo il gonfalone dell’Associazione Nazionale Ex Deportati di venire avanti, in prima fila. La presenza del gonfalone in questa piazza è per noi un orgoglio come lo è stata quella del partigiano Respizzi, perché sono anche questi i nostri martiri che oggi vogliamo ricordare. Leggi il seguito di questo post »
I veri nemici
2 maggio 2012Il discorso tenuto il 25 aprile da Spairo Spairani
Quest’anno finalmente riusciamo a festeggiare la festa della Liberazione come si deve, dando la voce a partigiani, migranti, gay e lesbiche, NoTav.
Per al prima vota dopo anni, abbiamo costruito in autonomia una celebrazione per dar la voce a chi è il degno erede di quello spirito di ribellione che rese possibile la cacciata dell’invasore e degli aguzzini fascisti.
Mi preme in questo contesto, in quest’occasione sottolineare un aspetto della guerra di liberazione che solitamente viene tralasciato e considerato come qualcosa di poco importante e secondario.
La Resistenza è stata non solo una guerra di liberazione, una battaglia contro l’invasore tedesco, i fascisti traditori, ma è stata anche e soprattutto una battaglia di civiltà e una lotta di riscossa sociale. Una battaglia di civiltà contro l’egoismo, l’ignoranza, la cultura del più forte, il clientelarismo, l’omofobia. Una riscossa sociale contro lo sfruttamento sul lavoro, la privazione dei diritti. Leggi il seguito di questo post »












